In breve – Il monologo della morte

In breve mia madre è morta. Lo ha fatto a pezzi: un seno, i capelli, una gamba, un dente, i piedi, un occhio, le mani, la voce e, da ultimo, proprio nell’ultima manciata di minuti, la voglia di vivere. Ha seguito un ritmo: prima lento, poi più veloce e alla fine precipitoso. Ma pensandoci a ritroso tutto sembra appiattito in un unico punto, che poi è un’evidenza irreversibile: è morta.

Ora, a guardarla da vicino, la morte non ha niente di poetico. Ma pur nella paura, nell’umiliazione e nel dolore che infligge, la morte mantiene una sua dimensione narrativa. Ho avvertito che mia madre stava effettivamente morendo, quando ha cominciato a raccontare. Raccontava di tutto: delle persone che amava e di quelle che disprezzava, del suo lavoro nonostante lo avesse lasciato più di cinque anni prima, delle sue sorelle, di mio padre, dei suoi luoghi, della vita che aveva fatto da ragazza, da donna sposata, da insegnante, da nonna, da amica, da collega. Raccontava anche dei miei figli, ovvero dei suoi nipoti.

Mai di me. Come se quella parte la conoscessi già. Perché, nei fatti, quello che stava cercando non era un dialogo. Era piuttosto un flusso ininterrotto di parole, senza troppe pretese stilistiche, né nessi logici, era l’esigenza impellente di trasferire nelle persone da cui stava prendendo commiato tutti i suoi pensieri, tutte le sue teorie sul mondo, in breve, tutte le sue storie. Un monologo lungo giorni, dalla trama confusa e del tutto indifferente all’interlocutore.

All’inizio ho provato a ribattere e commentare, ma poi mi sono accorta che si trattava di una sorta di fenomeno fluidodinamico, un travaso, da lei a me, da lei a tutti gli altri, qualunque altra persona. Mi sono accorta che il mio silenzio era funzionale a fare spazio ai suoi racconti. Mi sono accorta che ogni mio sforzo ero inutile: il suo ultimo racconto era inarrestabile. Così, a malincuore, sono stata sempre più zitta. Più la vedevo deperire, più non trovavo le parole e più la sua narrazione dilagava, invadente, articolata e ossessiva.

Si addormentava stremata e si risvegliava intenzionata a riprendere il discorso da dove lo aveva lasciato. I dottori hanno detto che c’è una ragione scientifica, che questo è chiaramente l’effetto del cortisone, ma io non ci credo. Per me è stato un segnale chiaro, di estrema e crudele consapevolezza: “Mi avvio al finale e tiro le conclusioni.” È stata la constatazione più dolorosa: “ Mi spiace, non sono più in ascolto”.

Ecco, ora vorrei non essere stata così zitta, vorrei aver avuto il coraggio di interrompere e di chiedere almeno che raccontasse di quando ero piccola io, così come fanno i miei figli con me quando poi se ne stanno lì ad ascoltare con la massima concentrazione quella che per loro è la storia più coinvolgente. Vorrei aver fatto un ultimo capriccio, un’ultima stupida e infantile richiesta di attenzione. Perché a me è proprio quella mamma lì che manca, la mamma che mi accoglie e raccoglie le mie storie, non quella che affida le sue a me.

Ora è come se quel silenzio degli ultimi giorni mi avesse inghiottito.

Ora è come se non ci fosse niente da dire se lei non è qui ad ascoltare.

Ora è come se ogni giorno il mio lavoro fosse quello di resistere alla tentazione di rimanere zitta.

Ora raccontare è diventato faticoso.

Annunci

4 Comments

  1. Ho saputo tardi, troppo tardi della tua perdita. Avrei voluto dirti qualcosa, che al momento appare inutile, ma col passare del tempo, ti rendi conto che, ogni parola detta, ogni gesto affettuoso ricevuto vanno a riempire – anche se poco – quel vuoto che ti pervade. Ti abbraccio, intanto, virtualmente ma molto affettuosamente. Un bacio Rosa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...