Le Pulci e l’avventura nel bosco

“Facciamo una passeggiata!” propone spesso la Piccola Pulce.

E così, arrivata la domenica, la facciamo una passeggiata, tutti e quattro insieme. Una passeggiata di quelle vere. Ci chiudiamo il portone alle spalle, partiamo a piedi e camminiamo camminiamo fino alla cima brulla di un colle che alle Pulci sembra una montagna. E poi giù per il sentiero che costeggia l’uliveto con i piedi che scivolano tra i solchi della terra smossa dai cinghiali.

Meta dell’escursione: la carcassa di una vecchia FIAT 500 abbandonata proprio al margine del bosco. Da quando anni fa l’ho scovato quell’angolo, ho sempre pensato che fosse un po’ esotico, che avesse un fascino ambiguo, che fosse ideale, che so, per un covo di pirati o per una tana di briganti.

Ma il modo in cui l’ho raccontato alle Pulci  deve esser stato un po’ troppo colorito, perché, non appena raggiungiamo il posto, se ne stanno lì ferme a guardare quel groviglio di ruggine e cavi mozzati, delusi e in silenzio, lo stesso silenzio di quando scoppia una bolla di sapone gigante.

“Tra qualche anno sprofonda sotto terra!” pronostica la Pulce Maggiore.

“E poi è anche piena di cartacce. Ma si può!” commenta la Pulce Minore facendo il verso ai grandi che si indignano per la troppa maleducazione del mondo.

Effettivamente me la ricordavo anche io molto più suggestiva, quell’auto lasciata in pasto al bosco. Così la finiamo lì, ci voltiamo e torniamo verso casa trotterellando, raccogliendo corbezzoli rossi, tirando pigne al cane e ridendo di come quell’ammasso di pelo sia sempre pronto a rotolare giù per le discese pur di afferrarne una al volo.

“Non precipitare!” urlano le Pulci, quando con tutta l’acume del Labrador il quadrupede mette una zampa in fallo sul ciglio del tornante. Ridono. La gita si chiude tra battute e dispetti e il fossile di 500 finisce dimenticato.

È sera e siamo intorno alla tavola apparecchiata quando torniamo sull’argomento. Sarà il profumo della zuppa o quel caldo intimo di quando stiamo tutti insieme, fatto sta che mi viene da chiedere:

“Allora, Pulci, vi è piaciuta l’esplorazione di oggi?”

“Me l’aspettavo diversa” risponde al volo la Pulce Minore

“Come?”

“Mi immaginavo una macchina vera, con tutti i pezzi. Solo… una macchina aperta senza sportelli e finestrini. E con tante farfalle e lucertole e lumache dentro. Che tu ci potevi entrare e sentivi il profumo dell’erba e dei fiori”

“Sì” chiosa con serietà la Pulce Maggiore “e io mi immaginavo che sopra la 500 ci fosse un grosso ramo basso e sopra il ramo un giaguaro con la coda che pendeva giù. E il giaguaro ci guardava fissi, ma ci lasciava entrare comunque…” Poi si blocca e ride, un po’ in imbarazzo per aver condiviso una fantasia così poco verosimile.

Io resto senza parole e verso nei piatti ancora un po’ di zuppa, considerando tra me e me che vale davvero la pena accompagnare le Pulci nelle grandi e nelle piccole avventure. Anche solo per aggiungere all’album dei ricordi istantanee come questa, testimonianze di quanto possa diventare straordinaria la realtà immaginata da loro.

Incuriositi dalle Pulci? Venite a conoscerle QUI.

 

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