Al quadrato

Nella mia palestra sta crescendo un ring, di quelli veri, con tutti i numeri: quattro lati, ciascuno di oltre quattro metri, e sedici corde.

Sì, perché, a dispetto del nome, il ring è un quadrato. Un quadrato magico? Non saprei, sicuramente un quadrato che si presta a diventare  un simbolo.

Per il coach, che lo sta costruendo, è il risultato geometrico del suo lavoro. Passione per Sacrificio uguale una palestra sua, un piccolo universo che gli ruota intorno. Ancora moltiplicato per Costanza fa il volume delle sue speranze, un cubo ancora vuoto che presto si riempirà del sudore e del coraggio di chi calpesterà quel ring. Per il coach il quadrato è l’area della sua storia di sportivo e l’ingombro massimo di quelli che diventeranno i suoi ricordi.

Per molti è il quadrato è il confine della vita di ogni giorno, una zona semplice e definita che chiude fuori le tensioni, i freni e le frustrazioni e apre uno spazio di libertà. Quando ti chini e scavalchi le corde una gamba alla volta, la rabbia diventa energia, la costrizione controllo, la fatica sollievo. Il ring si trasforma un luogo sacro di purificazione e rigenerazione.

Quasi per tutti il quadrato è la forma del vero sé. C’è chi tra le corde combatte all’interno della guardia e attacca, c’è chi combatte all’esterno e calcola, c’è chi sfrutta la sua potenza e carica, c’è chi danza e colpisce solo quando si apre uno spiraglio. E non è inusuale, fateci caso, che fuori dal ring il primo sia un passionale, il secondo un controllato, il terzo un suscettibile e il quarto un astuto. Perché il ring è la quadratura del cerchio, il posto in cui non si può fingere e tutto diventa chiaro: pensiero, indole e vissuto.

Per me il quadrato è principalmente un’ispirazione, la misura delle cose come stanno. Perché se è vero che sul ring sei quello che sei fuori, è altrettanto vero che fuori puoi immaginarti sul ring. E così, se ti senti disorientato e perso, puoi stringere lo smarrimento all’interno di sedici corde. E se fuori c’è chiasso, è più facile pensare che non ti riguarda perché il tuo obiettivo è combattere in silenzio. E se sei sfinito, puoi star sicuro che prima o poi la campanella suonerà, perché sul ring esistono regole precise. E se vinci, è meglio che tu ci rifletta, perché la tua vittoria vale solo nell’area del quadrato. Ma se perdi, non devi abbatterti, perché su quel quadrato puoi sempre risalirci.

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