Tutto, ma sola no!

Avete visto The Martian? L’ultimo film di Ridley Scott: produzione galattica, soggetto essenziale. Un astronauta resta isolato su Marte a causa di un incidente. Lì sopravvive per più di un anno in completa solitudine mangiando patate coltivate con i propri escrementi.

Prima riflessione dopo il film. Cosa avrei fatto io con un pezzo di antenna piantato nella tuta spaziale e la spia dell’ossigeno che vibra a intermittenza? Probabilmente sarei morta di ansia, molto prima di soffocare o di dissanguarmi. Ma non è un caso che non abbia mai nemmeno preso in considerazione il pensiero (pare) comune “da grande farò l’astronauta”.

Seconda riflessione, cosa farei io se mi trovassi completamente sola? Fuor di metafora è un’evenienza sicuramente più probabile e non meno raccapricciante. Così, tanto per razionalizzare, ho cominciato a immaginarmi lo scenario alla maniera dei film di fantascienza, con uno di quei diagrammi che si vedono sui cruscotti delle astronavi da set, fitti di dati e privi di qualsivoglia significato scientifico. L’algoritmo del mio diagramma era semplice: una linea luminosa per ogni contatto, relazione, saluto, sguardo o cenno scambiato con esseri umani diversi da me nell’arco di una singola giornata tipo. In poche parole la mappa delle mio bisogno degli altri.

Lo schema risultava più o meno così: tre linee intense fitte di oscillazioni di primo mattino (la colazione in quattro, sul letto), poi due piccoli gomitoli di linee a breve distanza l’uno dall’altro e percorsi da un paio di picchi in alto (salutarli all’ingresso di scuola dà sempre una certa fitta), un fascio sottile di linee per un tratto breve (l’autoradio accesa e qualche telefonata andando in ufficio), un groviglio di curve vicine e lontane, dolci, nervose, continue e tratteggiate che coprono ininterrottamente l’orario di lavoro, poi ancora un piccolo scarabocchio di tratti lievi a frequenza veloce (gli allenamenti mettono di buon umore), a seguire, in calare, di nuovo le tre linee intense e molto connesse della mattina. Alla fine, una linea soltanto, che si sviluppa in pieghe morbide e calde (quelle del piumone matrimoniale). Il tutto moltiplicato per un anno solare e poi ancora moltiplicato per la speranza che di soli ce ne siano ancora molti.

Ecco, il quadro era tracciato. Restava solo l’ultimo passo, un click per vedere l’effetto che fa. Ho preso un respiro e ho immaginato di premere il singolo tasto “delete”, ho immaginato di cancellare tutto. Schermo nero, cursore giallo lampeggiante.

Altro che spazio profondo, questa è la mia personale vertigine di terrore.
Quindi, vi prego. Tutto, ma sola no!

Ps: una volta ho conosciuto un designer di interfacce di falsi software. Lavorava per l’industria del cinema e sembrava divertirsi un mondo. L’illuminazione di un attimo! (nel mio diagramma un’unica linea breve con forti oscillazioni).

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