Qui l’acqua è chiara

Quella mattina nella piscina pubblica c’era un silenzio sommesso. Niente musica, niente grida di incitamento, niente schiamazzi. Solo l’eco delle battute insonnolite tra gli addetti alla manutenzione e lo sgocciolio della condensa che ricadeva dal soffitto in acqua. Era il primo giorno di apertura dopo le ferie estive e tutto doveva ancora ricominciare.

I due bambini entrarono ridacchiando. Si inseguivano e, inciampando l’uno sull’altro, finirono in acqua senza quasi accorgersene. L’acqua frenò la rincorsa. Avevano spezzato con un tonfo la perfezione della superficie liscia della vasca e ora quella stessa perfezione si ricomponeva stringendo piccoli cerchi intorno ai loro busti. Si guardarono intorno e, nel modo semplice di cui sono capaci i bambini, presero il ritmo di ciò che li circondava.

Cominciarono a bisbigliare senza un motivo evidente e con un tubo colorato inventarono un nuovo gioco. La bambina appoggiava la nuca e le braccia al tubo, lasciando galleggiare le gambe. Il bambino camminava nell’acqua, trascinava con delicatezza il tubo e le canticchiava qualcosa. Lei faceva respiri profondi e lenti, poi d’un tratto lasciava il tubo e si faceva scivolare nell’acqua. Entrambi fingevano che si trattasse di un piccolo incidente: lui accorreva verso di lei e la salvava prendendola per il torace. Infine si abbracciavano in piedi uno di fronte all’altra, si guardavano e ridevano gettando indietro la testa. Poi ricominciavano, scambiandosi i ruoli, lui abbandonato sul tubo, lei al comando.

La donna li osservava senza parlare, le cosce e i palmi delle mani sul bordo della vasca, le gambe nell’acqua. In quella tranquillità le affiorò un pensiero. Bello. Sì, proprio un bel pensiero. Era importante che loro fossero in due. Quel gioco le rendeva evidente il perché e il perché era tutto ciò che sperava per loro. Nel gioco c’era il gusto di affidarsi a una persona amata, c’era la libertà di sentirsi alla pari, c’era la sicurezza di restare sempre a galla e, soprattutto, c’era quell’allegria leggera che li aveva accompagnati per tutta l’estate. Sì, dovevano essere in due.

Il pensiero bello le allagò la testa e le fece passare la voglia di pensare. Si spinse in acqua. Il rumore distrasse dal gioco i bambini che si voltarono verso di lei e le vennero incontro.

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