La paura: quanto è meglio non averne

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A volte mi faccio impressione da sola.

E non nel senso buono. La mattina del 2 maggio, sveglia dalle cinque e tre quarti, guardo con un occhio solo il Match del Secolo, Mayweather vs Pacquiao, e parteggio pigramente per quest’ultimo. Povero, buono e generoso, combatte con la pancia e con il cuore, proprio come, fatte le dovutissime e abissali differenze, piace fare anche a me, anche se più in versione “rissa da strada”.

Al termine del match, vinto naturalmente da Mayweather, mi prende un po’ di melanconia esistenziale: io, come Pacquiao, do tutta me stessa, fatico come un mulo e poi… perdo. E quel pensiero subdolo si diffonde come una macchia d’unto: “Eh, mi succede, davvero! Ma mica solo facendo sparring. No no, anche al lavoro, a volte. E nella vita? Guarda lì, non ho combinato nulla in quarant’anni!” E via e via, fino a dentro i risvolti di ogni singola esperienza, di ogni singolo comportamento, di ogni singola relazione.

Per fortuna, a seguire, ci scappano ancora un sonnellino e, dopo, una lauta colazione trentina, ricca di mele, zuccheri e cioccolato. Con il picco glicemico, risale anche l’umore, si diradano le foschie dell’autosvilimento e compare un pensiero cristallino, anzi ne compaiono due. Il primo è che è sempre bene dormire e mangiare a sufficienza, il secondo, un po’ più elevato, è che in realtà perdo un mucchio di tempo e di energia a pensare al fallimento o meglio a pensare che potrei anche fallire, anzi che lo farò sicuramente, tanta è la paura stessa di fallire.

Ma basta con questa cosa di aver paura! E se poi fallisco, che succede? Ho fallito. Posso sempre riprovarci? Nel 99% dei casi sì. E nell’1% rimanente? Posso provare a riuscire in qualcos’altro, che se poi fallisse, potrei riprovare in un 99% dei casi. Alla fine, a pensarci bene, non ha mica poi senso aver paura.

Provo allora a passare in rassegna tutte le mie paure più frequenti:

– ok, la prima paura è questa di perdere o meglio di non vincere: chiudiamola lì con quella massima da bordo ring, che è poi una metafora della vita stessa: “Se l’avversario legge la paura nel tuo sguardo, hai già perso”

– la seconda è la paura di non piacere: come mi vedono gli altri? sono brutta, sono noiosa, non sono interessante? In genere come conseguenza comincio ad aggrovigliarmi in una serie di involuzioni del tipo faccio-il-contrario-di-quello-che-si-aspettano-così-li-frego, e allora sì che divento la donna del mistero… un caso da paura!

– la terza paura è quella di non essere all’altezza: e disperarsi e lottare contro le proprie stesse sensazioni per poi stupirsi del fatto che in fondo non sono così male. Va bene una volta, forse due, ma poi un po’ di consapevolezza di sé, bisognerà pur acquisirla!

Forse si tratta in tutti e tre i casi della stessa paura, paura di me stessa, paura di deludermi e di deludere quelli che amo. Bella vaccata e bella perdita di tempo, che a spendere quelle stesse ore che impiego ad aver paura a spenderle invece far meglio, forse ci sarebbe anche meno ragione di aver paura!

E poi delle cose di cui sarebbe giusto aver paura, della morte, della malattia, della guerra, della disperazione e della fame, per quelle no, non mi viene nemmeno un brividino. Perché semplicemente le rimuovo e vado oltre, che bisogna pur vivere!

E mentre rincorro questi pensieri, la giornata va avanti e succedono cose e sono cose belle. E mi trovo a guardare la pulce minore che prima ci fatto vedere i sorci verdi per salire sulla cabinovia che porta da Trento al Monte Bondone e ora, ora che è dentro la cabina 1 proprio quella che voleva lei, sbraita e urla e dice che vuole scendere, che mica lo sapeva che le faceva così paura.

E poi guardo il suo babbo che la prende, l’abbraccia, la bacia la rassicura. E vedo lei che si rilassa così tanto e ascolta che c’è molto da vedere e da scoprire dietro quella paura. E la vedo sorridere mentre arriviamo in cima e, addirittura, la vedo tranquillizzare gli altri bambini mentre riscendiamo giù a valle. E la guardo così tanto, anzi li guardo tutti e due, perché mi sembra che, per come si comportano, stiano proprio seguendo il filo dei miei pensieri. Che poi mi prende una gran tenerezza, una gran tranquillità e una gran voglia di non spendere nemmeno un altro secondo ad avere paura.

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