Il corpo delle altre

Claudia_Gaudelli

Mens sana in corpore sano. Ci ho messo un po’, ma alla fine, ho incontrato lo sport che fa per me e l’ho capito anche io che muoversi fa bene.

Così, ultimamente, mi trovo a passare un mucchio di tempo negli spogliatoi di palestre, centri sportivi e piscine e mi capita, non lo nego, di osservare le altre donne.

Le gravidanze hanno decisamente segnato un cambiamento nella percezione del mio corpo: lo hanno reso pubblico (il parto stesso è un’attività di gruppo) e amaro, impietoso nel segnalare le mutazioni, le sofferenze, il tempo.

Così guardare le altre mi distoglie dal guardare me stessa, mi rende una voce narrante, che, in quanto voce, non ha peso ed è libera di ragionare con distacco sulla fisicità.

Tre sono le cose che noto nei corpi delle altre:

I tatuaggi

Non c’è più corpo che non ne abbia uno (tranne il mio, ma abbiamo detto che non conta). Rappresentano di tutto: nomi, massime stampate in maiuscolo o sussurrate in corsivo calligrafico, personaggi, fregi, spesso puri decori. Hanno colori sgargianti e coprono ogni parte del corpo.

Le donne imparano a conoscere le altre donne esplorandone ogni millimetro, disegno dopo disegno. Si complimentano, inorridiscono, si confrontano, a volte si toccano. Ogni tanto mi viene da pensare “Galeotto fu il il tatoo…” Ma (ingenua!) è proprio quella una delle ragioni per cui se li fanno.

Ogni tatuaggio ha una storia e diventa esso stesso una storia: c’è il capitolo dell’annunciazione “Domani ho l’appuntamento per il nuovo tatuaggio?” seguito dal coro “Come? Dove? Cosa? Ma ti trovi bene lì?…”, poi ci sono i vari capitoli della realizzazione, che aumentano in base alla complessità del disegno, poi c’è il capitolo della sofferenza “Guarda, forse stasera avrei fatto meglio a non allenarmi, perché mi fa un male!”, e alla fine c’è il capitolo dell’ostensione “Fammi vedere! Che bello!”. E la struttura è sempre questa, come nelle favole, anche se cambiano i personaggi, le ambientazioni e gli aneddoti.

I dettagli e le imperfezioni

Prima, di una donna pensavo che fosse o bella o brutta. Ora, la nuova me senza peso indugia sui dettagli e li distingue . Perché “bello” non è più il criterio. Il criterio è “interessante”.

È interessante lo scorcio di una schiena forte su cui ondeggiano capelli rosso fuoco, sono interessanti il contorno disteso delle labbra e le guance costellate di lentiggini, è interessante la curva lieve delle pance più giovani, sono interessanti l’avambraccio definito dai muscoli e il polso cicciotto da bambina, è interessante la curva netta tra la vita e i fianchi, sono interessanti l’arco dei piedi e le unghie curate, le gambe consistenti e le caviglie sottili, la curva simmetrica delle cosce strette verso le ginocchia, le fossette tra la pancia e l’attaccatura delle gambe.

E se evito di guardare me stessa, non mi dispiace ponderare le smagliature, i rotoli, la pelle butterata, i cuscinetti delle altre, perché lo faccio con indulgenza, comprensione e naturalezza, tanto da trovare queste imperfezioni quasi piacevoli.

I corpi a parole

Poi c’è il racconto che le altre fanno del proprio corpo. E questa forse è la parte più interessante. In genere i racconti cominciano dalle cicatrici, nascoste o esibite, e dai dolori.

A volte i racconti non vanno da nessuna parte, altre volte diventano vere e proprie storie. In casi eccezionali aprono squarci su altre storie, ancora più belle.

Come quel racconto che è partito da una vescica su un tallone, che era stata causata da una scarpa elegante, con un tacco vertiginoso, indossata in occasione di un matrimonio. E la vescica faceva così male, ma così male, che un ragazzo, amico della donna che aveva il tallone con la vescica, ha dovuto, proprio dovuto, prendere la donna in braccio e riportarla a casa, a cambiare le scarpe. E solo così il ragazzo e la donna sono riusciti a tornare alla festa e a ballare per tutta la notte.

E il racconto della donna, raccontato con un sorriso dolce sulle labbra, faceva proprio sentire il sollievo e il piacere del ragazzo che la teneva tra le braccia, profumava del profumo di lui che la stringeva, sorvolava su cosa avessero fatto insieme a casa, oltre a scegliere un altro paio di scarpe, si muoveva al ritmo della notte scatenata e lasciava intuire che non fosse finita lì. Da un vescica a un’intensa storia d’amore, miracoli del corpo femminile.

In fondo, dopo tutto questo osservare, ascoltare e immaginare, posso davvero affermare che ogni corpo è interessante. Forse anche il mio, o almeno qualche dettaglio del mio. Forse ora piano piano riuscirò anche a ricominciare a guardarmi allo specchio. Anzi, devo proprio farlo, per vedere se ci trovo scritta sopra qualche storia che ancora non conosco.

La foto, straordinaria e vera, è tratta dalla galleria Argentina, le donne della boxe: pugni per un riscatto di Claudia Gaudelli.

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2 Comments

  1. Dunque galeotta fu la scarpa… Meno romantico del libro ma di certo più intrigante.
    Dal confronto hai dedotto che poi non sei così malaccio come supponevi.
    Simpatica lettura di un mondo variegato delle donne.

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