Da grande farò… – Episodio 3

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In questo week end di pioggia si è svolta la terza tappa del Gran Tour dei Mestieri. Per scuoterci un po’ di uggia di dosso, ci siamo dati ai colori, alla loro composizione e alla stampa industriale di alto livello.

Sapevate che le colline intorno a Lucca nascondono la fabbrica che realizza molte delle etichette che noi vediamo nei supermercati o nelle nostre case? A noi lo ha rivelato Andrea, papà di un amico delle pulci, un signore sorridente e barbuto che in questa azienda lavora come colorista e pare anche trovarsi molto bene.

Andrea ha chiesto e ottenuto dai suoi responsabili (che qui ringraziamo) di farci fare un giro in un mondo straordinario in cui tutto risulta essere un po’ diverso da quello che sembra.

Innanzitutto per visitare lo stabilimento abbiamo dovuto indossare occhialoni da scienziato pazzo e una punta di ferro sopra le scarpe “Ma che siamo, palombari del futuro?!”. Poi abbiamo scoperto che “Si fa presto a dire rosso!” e per sapere davvero di che rosso si parla bisogna chiedere ad uno “Spettro fotonico” (ndr: spettrofotometro) che parla con il computer e gli dice che nel rosso ci sono un mucchio di altri colori.

Poi siamo andati in un posto che chiamano ‘cucina’ dove preparano ‘ricette di colori’ in pentolini di alluminio. In uno di questi, giuro, abbiamo visto una miscela rossa, ma quando l’abbiamo stesa sulla carta è diventata gialla! E se pensate che il forno serva per i biscotti, vi sbagliate, perché qui ci cuociono le vernici!

Le etichette escono dai castelli: “No, non quelli delle fate. Però anche su questi, comunque, ci si può  salire sopra”. E ogni foglio contiene più di 100 etichette “Di olio, di marmellata e anche di crema al cioccolato… ma ci pensi se fossero fogli di figurine dei calciatori?”

Ci sono le etichette adesive e anche quelle trasparenti “Che però mica sono trasparenti davvero. Sotto sono bianche, sennò che colore vedresti?!”. E c’è una stanza della luce dove in realtà è buio “Quando pigi l’interruttore puoi scegliere tra la luce del sole, quella del supermercato e quella del paradiso…. Mmm, sì, mi sembra che si chiamava proprio così!”

Alla fine, quando siamo tornati nella stanza dei giacchetti, abbiamo trovato anche un regalo! Delle buste con dei blocchi, delle penne e un lentino con la luce “Perché così lo vediamo anche anche a casa che i colori non sono proprio solo semplici colori!”

Stavolta il ritorno del Tour è stato immediato. Una mezz’ora dopo essere usciti dallo stabilimento, eravamo intorno al tavolino di un bar a mangiucchiare un po’ e a chiacchierare di quello che avevamo visto, indossando ancora con la massima serietà gli occhialoni protettivi perché “Anche fuori dalla fabbrica, eh, anche qui, eh, ti può spruzzare addosso qualcosa!”. E così, tra una considerazione e l’altra, la pulce maggiore se ne è uscita così “Ma il prosciutto cotto di che rosa è?… Forse rosa maialino?” E la pulce minore “No, perché nel rosa maialino c’è anche un po’ di marrone. Il maialino salta nel fango. E giù a ridere a bocca aperta con la bava e le briciole che cascavano da tutte le parti.

Andrea, direi che il messaggio è arrivato! Grazie per averci invitato, per aver avuto l’attenzione e la pazienza di spiegarci quanto mestiere e quanti mestieri ci sono dietro un’etichetta ben fatta, e, soprattutto, per la passione che ci metti. Se in tanti (o solo in più) dessimo valore a ciò che sappiamo, considerassimo importante lavorare e lavorare bene, aspirassimo a una qualità vera e non solo certificata, il nostro paese prenderebbe subito… un altro colorito!

In ogni caso, si fa quel che si può. Oggi abbiamo messo qualche goccia di verde speranza nella mescola confusa del futuro di due pulci, chissà che a breve non comincino già a vedere tutto più rosa!

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