L’epica è viva

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L’epica è viva e si nasconde tra le corde di un ring.

L’avevo lasciata chiusa in un tomo di letteratura greca, divina e polverosa, e me la ritrovo libera di saltellare su un quadrato, anche troppo umana e coperta di sudore e di lividi.

È successo qualche giorno fa. Ho scovato “All over” nel trafiletto di un portale dedicato alla boxe e ci siamo subito piaciuti. Io, che subisco la fascinazione del pugilato e mi interrogo sul perché, e Gabriele Tinti, l’autore, che ha ceduto alla passione e interpreta i grandi pugili alla maniera di Omero.

“All over” celebra la potenza, la fortuna, spesso avversa, e la morte nella boxe. Scandisce la danza tra le corde con il ritmo dei versi, disegna stilemi potenti per restituire gli sguardi e i timori del combattimento, distilla fatiche sconosciute in pochi versi. E così restituisce l’eroe al ring.

Ma ciò che è più sorprendente è che “All over” mi ha svelato il segreto della boxe, il quid che cercavo, l’elemento che la rende irresistibile a chi la pratica. La sua dimensione epica.

La verità è che se per Gabriele, che parla ai lettori del mondo, l’eroe è il campione, per me e per gli altri che, arrivati alla sera, ci intrufoliamo in palestra con il borsone in spalla, gli eroi siamo noi.

La nostra Diva canta le imprese di chi sveste gli abiti da lavoro e s’infila la canottiera ignorando la stanchezza, di chi fascia strette le mani, riflette e si concentra, di chi indossa i guantoni fissando il sacco, di chi emette un unico gemito un secondo prima che suoni, di chi ascolta e agisce senza lasciarsi distrarre, di chi schiva, colpisce o incassa per poi abbracciare l’avversario, comunque sia andata.

La boxe praticata ci svela un io nuovo e antichissimo, ci spinge verso latitudini sconosciute della fatica e dello spirito, ci fa riscoprire quello che possiamo se vinciamo la paura, malediciamo la prudenza, ci scordiamo dei limiti e rinunciamo alle scuse.

La boxe praticata ci rende eroi, per un giorno, per poche eroe o anche solo per lo spazio di una ripresa. Ed è questo, dunque, che crea dipendenza.

Quindi grazie, Gabriele, per avermi illuminato. Verrò a cercarti non appena avrò nuovamente bisogno di una dose.

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