La prima che ride

ila

Ce ne stiamo abbracciate strette nel letto a una piazza e tu continui a resistere al sonno. Tengo gli occhi chiusi per dare il buon esempio e ascolto il tuo respiro. Quando mi sembra abbastanza lento e pesante, li riapro. Magari ti sei addormentata. Ma tu sei lì con lo sguardo sgranato e l’inizio di un sorriso agli angoli della bocca. Ricambio lo sguardo e scoppio a ridere. Tu fai lo stesso e continuiamo a sghignazzare fino a farci dolere la pancia.

È stato sempre così. Fin dalle prime ore che abbiamo passato insieme, mi hai fatto ridere. E poche settimane dopo ho scoperto che anche io ti facevo lo stesso effetto. Ci guardavamo con un occhio e mezzo, le guance opposte spiaccicate sul cuscino e un filo di bava a stemperare la poesia. Ci guardavamo e ridevamo, proprio come in questo momento.

E questo è il momento in cui generalmente dico “Via, ora però basta. Bisogna dormire!”. Ma questa volta no. Questa volta d’improvviso mi coglie un pensiero definitivo, forse il primo che io abbia mai avuto, e, dopotutto, è un bel pensiero. Penso a come sarebbe bello se, quando mi sentirò vicinissima alla fine, tutto si concludesse come è cominciato tra noi. Tu che ti stendi accanto a me, ci guardiamo e ridiamo.

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