Lei vs Lui. Prima ripresa: boxe!

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Trovo sempre più analogie tra pugilato e vita, o almeno la mia vita.
“Non sei costante” mi apostrofa l’allenatore. Vero!
“Non ti buttare sull’avversario, difendi i tuoi spazi”. Come tutte le volte che sono partita in quarta per poi restare con l’amaro in bocca.
“Controlla lo sguardo, l’avversario non deve capire che sei stanca”. Da applicare ogni giorno.
Ma forse funziona così, per tutti e con ogni disciplina. Quando trovi uno sport che ti calza a pennello, alla fine quello diventa una chiave di interpretazione della realtà. Fatto sta che i miei allenamenti si stanno via via trasformando in una sorta di palestra antropologica, in cui mi viene più facile riflettere sui comportamenti, i miei e quelli degli altri, e sulle loro reciproche implicazioni.

C’è una coppia che boxa con me, li chiameremo Lei e Lui. Non sapevo che stessero insieme finché un giorno, durante un circuito, ho avuto un moto di insofferenza nei confronti di Lui, che commentava ogni singolo movimento di Lei. “È tuo fratello?” Le ho chiesto, senza pensare troppo come spesso mi succede. “Veramente è mio marito!” Silenzio di imbarazzo, seguito da scuse farfugliate. Ma nella mia testa era partito un film ed eravamo già al punto in cui Lui non ha alcun rispetto per Lei. Così, quando io e Lui ci siamo trovati a fare sparring, lo ammetto, mi sono lasciata sfuggire qualche tiro non troppo leale, approfittando del fatto che Lui fosse sorpresissimo di trovarsi davanti una donna “che picchia davvero”.

Le cose sono andate avanti così fintanto che alla porta del club non hanno bussato tre starnazzanti ragazze da copertina. E allora l’intero quadro è cambiato di colpo, come in un caleidoscopio. Mezzo giro e le geometrie delle relazioni si sono ridistribuite e hanno formato disegni sconosciuti. Un vuoto immediato e netto si è creato tra le donne, tra le leggerissime neofite e le fin troppo consistenti veterane, tra i top aderenti e le magliette scollettate con le forbici, tra le code di cavallo fluttuanti e i ricci incolti imprigionati nelle bandane. Correnti ambivalenti, invece, serpeggiavano sul versante maschile: nervosismo misto a desiderio, stizza e ormoni. “Che sono venute a fare?” commentavano i più endorfinici, quando le ripetute venivano interrotte da svenimenti melodrammatici, ma, non potevano farci niente, i loro occhi si lucidavano di piacere alla vista delle piccole natiche sode e le orecchie erano tese ad ascoltare gli urletti orgasmici di una fatica tutta declinata al femminile.

In questo nuovo desolante paesaggio umano, con un pizzico di sadismo, l’allenatore ha chiesto a Lui di fare coppia con una delle tre nuove letterine. Immediatamente è ripartito il film nella mia testa: Lui che non si trattiene dall’ingelosire, Lui che umilia, Lui che si pavoneggia, insomma Lui maschio mediocre. Ma non è andata così. Lui, correttissimo con la nuova arrivata, raggiungeva Lei ad ogni pausa, la incoraggiava, scherzava e le sorrideva. A guardarli da fuori, senza riuscire a sentire le loro parole, “Sono con te” sembrava dirle “sempre!”. Luce in sala, il film nella mia testa si era interrotto.

Qual era il vero Lui? Il macho sessista o l’inguaribile romantico? Forse nessuno dei due o forse entrambi, perché le persone sono complicate e le relazioni si intrecciano in due. Ma non è questo il punto. Il punto, per quanto mi riguarda, è che gli avevo appiccicato addosso un’etichetta e quasi mi scocciava dovermi ricredere, mi pesava riavvolgere la pellicola e mi odiavo per questo. Avevo mostrato il fianco, alzato il mento, abbassato la guardia e il cliché mi aveva mandato ko.

Quindi se c’è una cosa da imparare da questa lunga sessione di allenamento è che occorre osservare e saper aspettare, considerare ogni tessera del mosaico, cogliere i segnali più nascosti. E non c’è debolezza nel rivalutare, non c’è vergogna nel cambiare idea. Essere capaci di accogliere nuovi elementi e riavviare il proprio giudizio ogni qual volta si reputi necessario, in realtà, è una forza, sicuramente nella vita, forse anche sul ring (anche se la nuova saggia me si riserva di chiederlo ai più esperti). Insomma, atleti del vivere, diffidiamo delle conclusioni troppo rapide, apriamo la mente e spingiamo lo sguardo fino in fondo, qualunque sia la sfida!

Ps: Naturalmente con il tempo le “letterine” si sono dimostrate molto più toste di quello che si poteva immaginare. I gridolini hanno lasciato il posto agli sbuffi esplosivi e convinti di chi ci mette il cuore oltre che i muscoli, le code sono diventate trecce, top e magliette hanno preso il colore omogeneo dei lavaggi frequenti. Meno trucco e niente trucchi… Maledetti cliché!

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