Storie di fango: serve aiuto

A Carrara duecento metri di argine del fiume Carrione hanno ceduto e strade, fabbriche e case sono state sommerse dal fango. È successo la settimana scorsa, ma vale la pena di parlarne, oggi forse più di allora, per mantenere alta l’attenzione e continuare a chiedere aiuto.

Questa è una storia vera, purtroppo, una storia che ho vissuto attraverso gli occhi e le parole di una collega. Lunedì scorso S. è arrivata al lavoro nel pomeriggio, non la vedevamo dal giovedì precedente e nel week end ci aveva inviato poche immagini eloquenti. Le siamo andati incontro, lei ci ha semplicemente guardato negli occhi ed è scoppiata a piangere. Ma non è questo che mi ha colpita (erano lacrime sane e sincere), né le considerazioni sulle responsabilità dell’accaduto (individuali, certo, ma anche collettive).

Quello che mi ha ridotta al silenzio è stato il racconto delle piccole cose, degli oggetti vissuti, amati e persi: l’abito di una sposa novella ingessato nel fango, la rete nuda di un letto appoggiata al muro e un bambino che appende ad asciugare sulle maglie della rete le foto della sua famiglia, le lettere d’un amore cominciato 50 anni fa sciupate e offese dall’umido, un’auto piena d’acqua e terra fino oltre alla linea del finestrino, il servizio di piatti della domenica prima scampato all’inondazione e poi andato in mille pezzi per il crollo di una credenza imbarcata, la tanica dell’olio nuovo che galleggia in garage.

Perché alla fine, per quanto astraiamo, razionalizziamo, virtualizziamo e digitalizziamo, siamo esseri materiali e il dolore, il piacere e tutte le grandi emozioni ci mettono un istante a ricordarcelo. Trasferiamo il valore di esistere nelle cose che possediamo, che viviamo, che utilizziamo o che vorremmo utilizzare. E anche se il valore effettivo di ciascuna di queste è minimo, il valore complessivo va molto oltre la somma dei singoli valori, perché vale un’identità.

Quando morirò, di me non resteranno che cianfrusaglie. Se andassi alla mia casa, alla liquidazione delle mie cose, dopo la mia morte, mi comprerei tutto. (Michael Zadoorian, Second hand. Una storia d’amore)

Si dice infangato per significare umiliato. E, sono sicura, è così che si sentono le donne e gli uomini ritratti dal video che Bluzz Media ha creato per raccontare a tutti come stanno i fatti. In sovraimpressione c’è un IBAN e un hashtag. Passate parola e contribuite, basta poco #pertornareliberi.

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