12 attori, un drammaturgo e il pubblico

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L’altra sera ho incontrato un drammaturgo un po’ boriosetto che, essendosi vantato tempo prima con un agente cinese di saper scrivere falsi inediti shakespeariani e avendo in seguito dimenticato la promessa fatta, si trovava nella incresciosa posizione di dover consegnare entro la mattina seguente un dramma in 5 atti alla maniera del sommo poeta. Così, dal momento che tutti sanno cosa arrivino a fare i Cinesi ai drammaturghi spergiuri, il nostro ha chiesto e ottenuto l’aiuto del suo pubblico e di 12 attori convocati sul palco per compiere l’ardua impresa. In poco più di 2 ore di scrittura forzata, creazione dei personaggi, improvvisazioni di scene e colpi di scena, apparte, flash back e cori, i 12 attori, il pubblico e il drammaturgo, tutti insieme, hanno dato vita all’incredibile opera “Il tradimento del malvagio Buckingham”, una tragedia (in ogni senso) ricca di intrighi, bubboni purulenti e amori di ogni specie.

La storia ha inizio nel giorno che precede il sontuoso ballo a corte in cui re Edoardo, figlio di Edoardo, darà in sposa la figlia Edoarda al nobil uomo che più dimostrerà di meritarla. All’evento si preparano Jacob, detto Giuseppe, e la figlia Emanuela, ricchi (ma poco nobili) mercanti giudei che alla festa contano innanzitutto di vendere i loro monili; i marchesi Regala e Wolfranio, talmente vergognosi del loro modesto titolo, da spacciarsi per acrobati e fingere di inciampare su qualunque buon partito passi loro accanto; il duca di York, che, sparse le bionde chiome al vento, cavalca al fianco del fedele Annunzio, segretamente di lui innamorato; Edoardo, figlio ripudiato di re Edoardo e fratello gemello di Edoarda, che torna a rivendicare il trono seguito dal biografo ufficiale, il Bardo Gustavo; e naturalmente il viscido Buckingham che aiutato dall’erborista Abruzzo, losco untore, finge di aiutare il re, ma in realtà ne trama la fine più tremenda. Intanto sull’intero regno di Edoardo, figlio di Edoardo e padre di Edoarda ed Edoardo, incombe una nube nera, gravida di cattivi presagi e mille contagi: la peste. I festeggiamenti hanno inizio e (qui la trama si fa un po’ confusa) in ordine: il re muore avvelenato da un filtro che Backingham nascondeva tra i suoi capelli; Edoarda e Edoardo si ritrovano e danno pubblica dimostrazione di una passione sordida ed incestuosa che evidentemente ha a che fare con l’innominabile gesto di empietà per cui il padre Edoardo aveva allontanato il figlio Edoardo; Regala contrae la peste per colpa di Abruzzo, ma in modo del tutto inspiegabile non la attacca ad Edoardo verso il quale tenta numerosi abboccamenti; gli altri vengono tutti più o meno accoltellati o muoiono di crepacuore tra strazianti monologhi di addio. Il male ha il sopravvento: Buckingham dà fondo alla violenza distruttiva del morbo e gli sopravvive, Edoarda e Edoardo danno alla luce una nuova generazione di Edoardi, corrotti fin dalla nascita.

Non male per 2 ore di lavoro! E la cosa più straordinaria è che è tutto (quasi) vero. Ero a Mixart (vi ricordate l’inaugurazione?) ed ero andata a vedere “Deus ex machina”, il nuovo format di improvvisazione teatrale dell’associazione Arsenale Delle Apparizioni (detta ADA). Cos’è l’improvvisazione teatrale? È quell’arte performativa che tutti coloro che vanno a caccia di storie, aspirano a scrivere o, più semplicemente, sono dei veri Cominciatori (in base al profilo del nostro soggetto Alfa), dovrebbero praticare. Il meccanismo è semplice: senza copione, costumi o oggetti di scena, gli attori improvvisano in base a un tema e a una maniera dati. Il tutto si basa sull’ascolto reciproco e sulla velocità di elaborazione. Tanti incipit fantastici, poche e faticose conclusioni, storie che ricominciano una dopo l’altra sempre nuove. Un piacere per l’attore, che si spoglia di sé e si abbandona a un’orgia narrativa, e per il pubblico, che procede sospinto di sorpresa in sorpresa. Ne esistono diversi format: il “match” (con tanto di copyright) che prevede 2 squadre di improvvis-attori e un temutissimo arbitro, il “fight club” più clandestino e violento, “improducer” la versione cine-mix e sicuramente tanti altri che non conosco. Scoprite quello che più vi piace, frequentate l’ambiente, provate in prima persona. Ne vale la pena!

Ma attenzione, ci sono dei se. L’improvvisazione teatrale è perfetta per voi se:
– Vi piace mettervi in gioco e in discussione, siete inclini a sperimentare, cambiare e ricambiare, non temete le brutte figure.
– Sapete ridere dei vostri errori, riconoscete le capacità dell’altro e vivete la competizione in modo costruttivo.
– Siete degli onnivori della lettura (dal romanzo storico all’etichetta dei pelati), non vi perdete un film, un serie, uno spot e, pur nel più comune rispetto dell’Autore, pensate che non ci sia niente che non possa essere copiato, rimaneggiato, modificato e distorto.
Al contrario l’improvvisazione teatrale è assolutamente sconsigliata se:
– Siete un torbido politico locale, l’imperscrutabile preside di una scuola di elite, un pregiudicato agli arresti domiciliari, o in qualsiasi altro modo vivete legati a doppio filo alla vostra reputazione: l’improvvisazione è istinto, pesca nel profondo del vostro centro narrativo e potrebbe portare a galla i pensieri più segreti.
– Siete convinti che “come voi nessuno mai”, ritenete che la vostra estetica sia sublime, non discutibile in termini assoluti e, comunque, non paragonabile a quella di chi vi sta intorno: state all’erta, perché il più insospettabile e dimesso nerdacchione potrebbe schiacciarvi con virtuosismi narrativi da brivido.
– Sono ormai 20 anni che collezionate l’opera omnia della letteratura mondiale e le avete dedicato un intero scaffale della vostra libreria, ordinandola per lettera alfabetica, altezza e colore: avventurarvi nell’improvvisazione teatrale sarebbe come subire un’infestazione di tarme bulimiche, che, dopo aver rosicchiato pagine della divina commedia, le rivomitano in una raccolta di poesie futuriste o, peggio, nell’ormai desueto elenco del telefono che avete dimenticato proprio lì vicino. Bibliomane avvisato…

Ci siete? Si parte? A Pisa trovate corsi di ogni tipo, tenuti da Federico Guerri, onorevole sindaco di Mondo di Nerd, e da altri strani personaggi come Daniele Milano e Margherita Guerri, ma scuole e associazioni di improvvisatori ne trovate in ogni città. Un’unica raccomandazione: diffidate di chi vi promette percorsi “accademici”, ferree strutture divise in livelli, esami e incoronazioni ufficiali. Nel momento in cui smetterete di divertirvi, smetterete anche di essere divertenti.

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