Non è cronaca, ma è vera

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C’era una volta in una graziosa cittadina toscana un libraio, un libraio vero. Passava la giornata tra gli scaffali, spendendo l’amore per il suo lavoro con giusta parsimonia. Quando ero solo, si affacciava alla porta verde stretta tra le due vetrine e guardava le stagioni passare lungo la strada: i banchi di zucche e castagne d’autunno, le luci del Natale, le delicate magnolie giapponesi in primavera. Con il caldo a volte chiudeva e se ne andava a leggere un buon libro sulla spiaggia. Per un regalo al volo non era il massimo, ma se ciabattavo per la città un sabato pomeriggio o volevo pulirmi la testa dopo una giornata di lavoro, la sua libreria era la tappa ideale. Il libraio mi dava il benvenuto, mi offriva un caffè, fingeva di ignorarmi mentre leggiucchiavo una quarta di copertina o una pagina aperta a caso e poi mi scivolava accanto per raccontarmi perché quel libro si trovasse lì o chi altro lo avesse preso in mano prima di me. Impossibile uscire senza un nuovo acquisto. Era una certezza.

Poi un giorno, passando di fretta, ho notato un buco sfasciato a posto dell’insegna e le due vetrine vuote. “Anche lui” ho pensato ormai assuefatta alla triste teoria di locali chiusi e di cartelli “cedesi”. Ma presto ho capito che nel fardello di scontenti, fallimenti, delusioni e scoramenti di quest’epoca del nostro paese, la piccola notizia aveva un gran peso, perché diceva: “fine della stagione dei sognatori”. È passato del tempo, mesi di notizie mai belle, ma anche di cambiamenti, di impegni frenetici e di felici giornate in famiglia che rendono immuni dal resto. E quando meno me lo aspettavo sono cominciate le voci e, uno dopo l’altro, sono comparsi gli indizi.

Ed è venuto fuori che il libraio non si era affatto arreso e che aveva due figli, una, non a caso, appassionata di letteratura e l’altro commerciante nel settore del caffè, e che insieme, in una naturale unione delle loro forze, stavano per aprire un caffè letterario, o meglio una libreria con bar, dove forse un giorno sarebbe potuto nascere un vero e proprio club di letteratura e tazzine sporche. Il nuovo fondo si trovava in una strada molto più trafficata del precedente, nessun albero esotico e tante macchine, il profumo di caffè non veniva più dalla moka, ma aveva una marca famosa scritta sopra a grandi lettere. Ma chi se ne frega se il sogno era diventato un tantino più lucido, quello che contava era che c’era ancora spazio per sognare.

Questa, certo, è solo una storia che nasce da constatazioni, supposizioni e frammenti rubati a conversazioni di estranei, nessun fatto provato, non scambiatela per cronaca, non pretende di essere completamente vera. È vero, però, che oggi tra una faccenda e l’altra, ho effettivamente fatto un salto all’inaugurazione della nuova libreria, perché i sogni a volte si avverano e bisogna dargliene merito. Stesso libraio, stesso nome: si chiama ancora Lucca Libri e si trova in Viale Regina Margherita, 113 a Lucca.

Come è andata? A festeggiarne l’apertura c’erano tipi di ogni tipo: nerd, giovani belli e dannati come mai se ne vedono tra le vetrine patinate del centro, scout, famiglie, signore dabbene, intellettuali di periferia e perfino il sindaco, in borghese ma c’era. Cosa offre? Non confrontatela con le catene internazionali e dimenticate la varietà che si trova ormai anche nelle Grandi Stazioni. Troverete narrativa, classici, saggi e un fornitissimo settore di filosofia e religioni, che forse non tutti sapranno apprezzare. Com’è? È un luogo accogliente, tanto quanto lo era prima, ma con molte più sedie e invitanti divanetti. Sono sicura che il libraio e i suoi figli, vi lasceranno sedere, anche a lungo, e sfogliare libri e giornali e riflettere e forse, dopo un po’, vi chiederanno di potersi unire al vostro tavolo e si interesseranno a voi. Ci vediamo lì? Di sicuro! Finalmente in città è ricominciata la stagione dei sognatori.

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