Rimedi sottobanco

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Non ditelo al dottore, ma forse un rimedio contro il malessere da rientro l’ho trovato da me. È, diciamo così, alternativo, perché, ecco, non si concentra propriamente sulla produttività e sull’ottimizzazione dei processi… Piuttosto valorizza il pensiero laterale, la creatività, l’emisfero irrazionale. Quindi, sì, in breve, se dovessimo riassumerlo in una formula ben memorizzabile e facile da trasmettere, potremmo definirlo il #cazzeggiauninteroweekend.

Ve lo illustro nelle fasi principali, ognuna delle quali può essere personalizzata a piacere, perché d’altronde questa è una ricetta non ufficiale, sperimentale e, per ora, testata su esseri semi-vertebrati dai bisogni alquanto primari.

1) Osservate: il sabato mattina è il tempo della piscina e io me lo godo da un’ottima prospettiva. Seduta sull’ultimo gradone della tribuna, domino l’intero impianto e in modalità multi schermo vedo: nella la vasca piccola una pulce in costume-tutù rosa che si tuffa nei buchi del materassino schiamazzando, nella vasca grande un piccolo principe che migliora il suo stile bracciata dopo bracciata portando estrema pazienza nei confronti dell’istruttrice prussiana, nella corsia master un infante di 45 anni che nuota seriosamente per poi interrompersi, salutarmi con la mano, urlare in falsetto “guarda che so fare” e ripartire bevendo per quanto se la ride da solo. Ammesso che dalla settimana ci si possano portare dietro stress e paturnie, è impossibile non pensare “ma che voglio di più!”

2) Emozionatevi: ma voi l’avete mai fatta volare una lanterna di carta? All’imbrunire di un compleanno nel parco (sana abitudine), il festeggiato e la sua famiglia hanno deciso di concludere i giochi con questa magia. Via via che avanzavano i preparativi, sono calati gli schiamazzi e, alla vista della fiammella nella semioscurità, anche i bambini più irriducibili si sono incantati. L’ultima riga delle istruzioni diceva “Non dimenticate di esprimere un desiderio”. Così tutti abbiamo chiuso gli occhi un istante e poi la lanterna ha cominciato a salire, oscillando in qua è in là, come se i nostri desideri lottassero per rimanerle attaccati. E poi quando era in alto, davvero in alto, e noi sdraiati sul pavimento morbido ai piedi delle altalene ne percepivamo solo un lieve baluginare contro i bordi melodrammatici delle nuvole, è successo davvero! È passato un aereo in decollo e il mio desiderio si è staccato dalla lanterna, è balzato a cavallo della fusoliera ed è volato via per tornare verso quelle stesse mete da cui era partito.

3) Tirate lungo: se è stata una buona giornata, che fretta c’è di concluderla? A Pisa c’è una libreria, la Ubik, che pur  occupando gli stessi spazi dell’ex ufficio tributi, vi riserva tutt’altra accoglienza. È piacevolmente assortita, rimane aperta fino a tardi e al suo interno ospita un minuscolo bar colorato. A partire dal tramonto il libraio e la sua truppa offrono saporitissimi aperitivi e, se lo chiedete, non vi negano nemmeno un piatto di pasta al pomodoro per i più piccoli. Be’, vi ricordate quelle vignette anni ’70 in cui un adamo e un’eva cartoon declinavano in mille e più situazioni il concetto di amore? Ora disegno la mia: interno notte e crome adagiate su un pentagramma immaginario, lui, lei e due nani biondi che leggono intorno a un tavolino coperto di briciole “Love is… un libro ciascuno”.

4) Assaporate: onda: “Se mangiar dà sapore alla vita, il mare è la fonte di tutti i sapori e il sapore del mare è racchiuso in un’ostrica”. Risacca: “Un’altra e basta”. Onda: “La paranza è una danza che ebbe origine sull’isola di Ponza…” Risacca: “Ancora un totanino”. È una marea di suggestioni quella che vi allaga palato, stomaco e anima quando riuscite ad accaparrarvi uno dei gran cestini dell’Ostricaio e ve lo sgonfiate al solicchio del lungomare labronico. Ogni ostrica una perla di saggezza, ogni cartoccio all’isolana una tappa nell’arcipelago del gusto, ogni sorbetto un approdo di pace. E non ve la prendete se di notte sentirete strani gorgoglii provenire dalla vostra pancia. Immaginate sia il rombo del mare: anche se verrà la libecciata, ne sarà comunque valsa la pena.

5) Esagerate: andate fino in fondo, non vi frenate quando si allungano le ombre del lunedì. E se il programma folle è un ultimo tuffo all’alba del tramonto e non avete costumi, né asciugamani e nemmeno un posto per parcheggiare quella specie di carrozzone da circo con due seggiolini e due passeggini che vi ritrovate, e gli ultimi nati vi guardano come foste completamente fusi e non hanno alcuna voglia di prendersi un raffreddore proprio la sera prima che ricominci la scuola, e i nonni da casa chiamano per sapere se i bimbi hanno già fatto il bagnetto, e vi viene in mente che il vostro frigo è completamente vuoto e che vi aspetta una montagna di panni da stirare. Anche allora, osate. Tanto l’indomani mattina piangerete comunque.

Posologia: l’intero ciclo va ripetuto a intervalli regolari, almeno una volta ogni quindici giorni. Effetti collaterali: attenzione, in alcuni sporadici casi al termine del trattamento si è riscontrata una spiccata tendenza a voler mollar tutto e aprire un baracchino della grattachecca. Applicate quindi il rimedio con prudenza e a vostro completo rischio e pericolo.

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