Scrivi? Ma datti alla pesca!

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Cos’è un inizio? L’ho chiesto ad alcuni amici in cambio di un caffè (memo: non ho ancora pagato il debito con nessuno), mentre il Freccia Rossa sfiorava i 294 chilometri all’ora e il mio cervello stava rapidamente decelerando. Ero a caccia di idee e, in modo del tutto inatteso, ho trovato intere storie.

L. mi ha risposto: “Settembre. Settembre è l’inizio di tutto: del freddo, della scuola, delle giostre, delle foglie gialle.”
Questa storia si svolge lungo le rive del Serchio ed è la storia di un uomo fatalista. Ogni settembre l’uomo, prima bambino, poi giovane, poi adulto e maturo ha un appuntamento con il destino che, nel suo caso, ha preso la forma del Vascello Pirata, la giostra che riempe lo stomaco di vuoto e poi lo rivolta. Nell’antichità il futuro lo leggevano nelle viscere degli animali sacrificati, ma quest’uomo ha imparato a interpretarlo nelle proprie, senza alcuno spargimento di sangue. All’inizio credeva davvero di decidere e scegliere e cambiare l’ordine delle cose in base alla sua propria volontà, ma poi via via negli anni ha capito che in realtà tutto, tutto quello che gli succede dipende da quell’unica corsa sul Vascello. Ci sale su, lascia che i suoi organi interni si sparpaglino secondo la casualità dell’oscillazione e, infine, scende. Poi lo si nota fermo per alcuni minuti a gambe larghe sull’angolo della pedana di ferro ai piedi della giostra con gli occhi chiusi. Quando li riapre sa cosa farà nell’anno successivo. Tutto sommato non è un nemmeno una faccenda così fastidiosa, l’unico aspetto difficile è che, ovunque si trovi, l’uomo, ogni settembre, deve trovare il modo di tornare sulle rive del Serchio.

S. è stata laconica: “Lo”

All’inizio nessuno lo prendeva sul serio. “È l’ultimo meme della rete” dicevano “Ragazzate!” e lo interpretavano come la versione nichilista e radicale dell’acronimo LOL. “Come quello significa ‘Lot Of Laugh’ questo sta semplicemente per ‘Lot Of’ e inneggia all’eccesso, all’esuberanza senza freni, all’anarchia”. Poi smisero di riderci su quando cominciarono a trovarlo ovunque: inciso sui tronchi degli alberi, composto con le pietre sui bordi delle strade, dipinto sui muri. L’ultima e decisiva evidenza fu il momento in cui lo scovarono tra i segnali della stazione astronomica. E non tra i segnali ricevuti, ma tra quelli inviati, come se qualcuno si fosse infiltrato nella stanza delle telecomunicazioni e avesse inviato un messaggio in un punto preciso dello spazio profondo “Lo, siamo qui. Raggiungici.” Così cominciarono ad aspettarlo, organizzando veglie, riunendosi in gruppi e sette, abbandonandosi a orge o a rituali di autocastigazione. E alcuni morirono nel dubbio che in fondo si fosse sempre trattato di una beffa, perché l’attesa si protrasse per 100 lunghissimi anni terrestri.

G. ha detto: “Un qualcosa che avrà di certo….una fine.. Ottimista vero…”
E questo è semplicemente il sequel del racconto precedente. Quando al 101esimo anno terrestre Lo arrivò e fu la fine.

S. ha proposto: “La nascita. Di un’idea, di una persona , di un progetto, di un problema….”
Questa, invece, è una storia vera nei pezzi che conosco e ricostruita in tutti gli altri. È la storia di un ragazzo che amava talmente il suo lavoro che decise di farlo suo, davvero. Così si dimise da direttore di sala e cominciò a fare i conti con ciò che aveva, soldi, forze, amici e idee, per aprire un nuovo locale. E lo fece con tanta passione e convinzione, che tutti quelli che gli stavano intorno pian piano si unirono al progetto. C’era chi,tra un esame e un tirocinio, scrostava, dipingeva e decorava, chi, dopo aver badato a un’intera famiglia, si metteva ai fornelli con umiltà e voglia di imparare, chi, prima si assicurava che tutti vivessero in modo dignitoso, e poi, alla sera e nei giorni di festa, murava, riparava, livellava. E soprattutto c’era lui, S., che oltre a coordinare, contattare e fare, se ne stava giorno e notte a cercare la formula magica che gli avrebbe consentito di ottenere il massimo con il poco che aveva. E la magia in parte è riuscita, si chiama Il ritrovo del gustoe si trova lungo l’altra riva del Serchio, che evidentemente è un fiume speciale. Ora le cose vanno, anche se non da sole, perché S. adesso sa cosa significa conquistarsele. Ma lì dentro sorridono tutti e sono fieri del proprio lavoro. Se ci passate, fermatevi. Non mangerete soltanto, entrerete anche a far parte della storia.

E. ha commentato: “L’inizio della scuola: un pianto per la paura del distacco, un sorriso per una nuova amica trovata.” e ancora “L’inizio giornata: il risveglio del corpo e, in alcuni sporadici casi, anche della mente.”
Questa è una storia condivisa da tutti, che parla di genitori stremati dalla fatica e di figli che crescono veloci come funghi, una storia che settembre dopo settembre (anche questo mese ricorre) si ripete e si ripete in modo esponenziale. Ha come protagonisti noi, come poi avrà i nostri figli e i figli dei nostri figli. E dal momento che quello personale è l’unico punto di vista che ci consente di raccontarla davvero, beh, vi diamo appuntamento alla prossima settimana, dopo il fatidico primo giorno di scuola, perché allora contiamo di essere in grado di darvi la nostra versione dei fatti.

J. ha risposto “L’intro delle canzoni è spesso la parte migliore: per ulteriori indicazioni voglio moooolto più di un caffè.”
Ok, questo è un aspetto del Cominciatore che avevo tralasciato. Come vi dicevo, il Cominciatore, è un essere meraviglioso, ma, lo dico per il vostro bene, evitate di farci un giro su Spotify se siete in luoghi angusti e senza evidenti vie di fuga. Di una traccia musicale, il Cominciatore, sente a malapena i primi 3 secondi, per poi passare alla successiva, inseguendo suoi percorsi mentali, incredibili voli pindarici o inappuntabili deduzioni logiche. Quindi, ammesso che dei 60 secondi che compongono 1 minuto il Cominciatore ne impieghi 30 per tracciare collegamenti tra un’anteprima musicale all’altra, potreste arrivare a sorbirvi circa 10 tracce il minuto, che moltiplicate per 60 minuti fa 600 tracce all’ora! Ora immaginate di percorrere in macchina al fianco del Cominciatore itinerari superiori ai 350 km a una media di 100 km all’ora e di accettare entusiasticamente la sua idea di un giro su Spotify per far passare il tempo. Se non volete eiettarvi fuori dall’abitacolo, vi resta un’unica alternativa: accostare al primo autogrill e abbandonare il Cominciatore, lì e con una scusa qualsiasi. Se mai sarete perseguiti per questo gesto, contate su di me per avviare una richiesta di grazia.

V. ha concluso: “Il portale verso un’altra dimensione. Inverno librino Divano gambe incrociate copertina Thè caldinomanontroppo prima pagina e via…. verso mondi meravigliosi e sconosciuti.”
Ed eccola qua, la storia delle storie, quella che, come accadeva in “La storia infinita“, è ambientata in soffitta e racconta di un grosso volume polveroso iniziando dal primo capoverso della prima pagina. È la storia del libro come luogo di tutte le storie, come icona del bisogno umano di raccontare nelle sue progressive versioni, dal papiro all’inchiostro digitale.

Ora, ringraziando, L., S., G., l’altro S., E., J. e V., provo a tirare le somme. Io ho chiesto “inizio” e voi avete risposto “storie”. E questo è un fatto, un fatto che ha almeno due conseguenze: la prima è che oltre al caffè dovrò offrirvi anche il pezzo dolce, la seconda è che, al di là di tutta la teoria della narrazione, al di là della fabula e dell’intreccio, e in modo assolutamente impressionistico, l’inizio è uno strumento importante, una specie di amo che consente di tirar su, di pescare dal costante e confuso flusso degli eventi i fatti degni di essere raccontati. Cosa davvero rassicurante, perché da questa discende un’altra inconfutabile riflessione: se mai qualcuno a cui avrò incautamente confessato le mie velleità di scrivere commenterà con un “Ma datti alla pesca!”, beh questo non sarà propriamente un insulto.

PS: l’immagine illustra solo una delle incredibili opere di Anastassia Elias. Non la conoscete? Cominciate da qui.

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