Malattie imbarazzanti

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“Dottore, mi sento debole, demotivata, distratta e dondolante

“Sarà per via del rientro, mi faccia vedere… Sì effettivamente ha persistenti e zuccherosi residui di ferie attaccati sulle pareti dell’anima. Soffre molto?”

“Più che altro languisco”

“Bene, procederei così: mentre aspettiamo che il tempo, lo stress, i chilometri e gli attriti lavino via questi fastidiosi depositi vacanzieri, proviamo con un esercizio lenitivo

“Sono pronta”

“Si concentri su ciò che le piace, ma in modo puntuale e concreto”

“Mi piace la collana di baci, bava e moccio che mi stampa sul collo ogni mattina mia figlia”

“Antigienico, ma coerente”

“Mi piace stare in compagnia

“Definisca”

“Alla sera, all’aperto, bere un bicchiere di bianco mosso e conversare con gli amici”

“Sta andando bene”

“Mi piacciono i luoghi, gli spazi, gli angoli, le superfici”

“Si potrebbe dire che le piace viaggiare?”

“Sì, ma con un ritmo minuto e capillare. Mi piace scoprire cosa c’è in fondo alle strade, dietro alle porte, dentro i cortili. E poi mi piacciono i materiali, mi piace toccare le cose. Prenda il mio nuovo ufficio, ad esempio. Ma lei lo sa che sensazioni regala un semplice pavimento di cemento lucidato? Mi fa venire voglia di pattini e di velocità, mi ricorda il parco del mio paese, le gare e i primi baci”

“Ottimo, cosa le piace ancora”

“Mi piace stare in equilibrio sul bordo del cambiamento

“Ommioddio, qui si peggiora”

“Sì, mi piace quando le cose stanno per trasformarsi e presto succederà qualcosa di nuovo. Mi piace progettare. Ora ad esempio vorrei che mio marito ed io facessimo a breve qualcosa insieme, magari qualcosa per imparare, per crescere

“E lei alla sua età ragiona ancora così? Lo sa che lei è biologicamente più vicina alla decomposizione, che alla formazione? No, mi spiace, è più grave di quanto credessi. Tamponiamo a breve e colpiamo nel lungo periodo. Quindi nei prossimi giorni lei mi si aggrappa mani e piedi alle poltrizie del week end. Poi lunedì ricorriamo a misure più drastiche e definitive per tornare ai consueti livelli di efficacia, efficienza e produttività. Nel frattempo, le do un consiglio da amico, non ne parli con nessuno. I disturbi della performanza non sono ancora molto accettati socialmente.”

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