Storie di città

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Quando un topo di campagna (come me), dopo aver sgambettato su asfalto e rotaie, essersi intrufolato nella fusoliera di un aereo e aver sfrecciato lungo gallerie sotterranee, sbuca in superficie nel mezzo di una metropoli, viene colto da una sindrome particolare. Gli occhi gli diventano grandi come padelle, i timpani delle orecchie si tendono fino a cogliere la minima vibrazione e baffi, pelle e peli condividono la stessa sensibilità. Poi si limita a muoversi, a guardare, a vagabondare con il naso all’insù. Non è lui che va in cerca di storie, sono le storie che gli tendono continue trappole.

IL SIRENETTO

Alla terza alba che il nostro topo passa sull’argine della Senna incontrando un biondo ventenne riccioluto con una traccia di copione in mano, anche il ratto, nella sua sconfinata e rurale ingenuità, capisce che il giovane non si trova lì per caso, ma è in preda a un delirio da pagina bianca. Il riccio guarda il foglio vuoto per metà e poi guarda intensamente il fiume, come per scandagliarne il fondo, come per vedere se, in un intervallo breve tra le onde, può ritrovare la matita che gli è scivolata di mano o la coda della sirena d’acqua dolce che, prendendolo per mano, lo riporterà alla chiave che cerca. E in quel punto scovare la chiave giusta è difficile, perché tutti gli innamorati della città, dopo aver fissato un lucchetto alla sponda del ponte soprastante, ne gettano la chiave in acqua dichiarandosi indissolubile amore. E il giovane, preso dalla sua ricerca, non capisce che questa potrebbe già essere la storia che riempie il resto della sceneggiatura e si sforza di trovarne un’altra, quello che comincia dopo aver girato la chiave.

SERENATA VINTAGE

Un accordo di ottoni attrae il nostro topo all’incrocio di due strade. Sono trombe, rivolte verso l’alto, suonate da tre ceffi un po’ artisti, un po’ delinquenti, belli e sporchi quanto basta per non star tranquilli. Continuano a soffiare, in direzione del terzo piano. D’improvviso si apre un’imposta sverniciata e si affaccia una testa bianca e sdentata. Gli occhi sono vispi, gli zigomi alti, ma la bocca e la pelle del collo raccontano stagioni esagerate e malvissute. China da lassù, urla parole d’amore sguaiate, da commedia, la musica risponde in crescendo. Inchini, baci volanti, riverenze, passanti che si fermano, iPhone che immortalano la scena. Poi lei soppesa un moneta da un euro e la lancia (o la scaglia?) ai musicanti, loro la raccolgono (o la parano?) e poi scappano via con disprezzo, si chiudono le imposte, i curiosi si disperdono. E il topo si chiede cosa possa mai succedere da quel momento in poi dietro quella finestra.

VOCI DAL SOTTOSUOLO

La mattina presto è il momento più propizio per le storie. Appena uscito di casa, nel silenzio che avvolge il sonno della città, il nostro topo sente delle voci. Sono vicine, eppure incollocabili. Si volta a destra, a sinistra, scorre con lo sguardo tutti i piani del palazzo. Poi, alla fine, si scopre a fissare la piccola grata che corre proprio sotto il gradino del marciapiede. Puliscono le fogne e si fanno coraggio, chiamandosi da un capo all’altro del condotto. Li ha visti il giorno prima, galosce fino all’inguine, mangiare un panino appoggiati alla ringhiera del metrò. Alla fine del pranzo, hanno estratto a sorte chi dovesse scendere, e i due pakistani che si son trovati in mano i fiammiferi più corti hanno deglutito forte prima di rimettersi il casco e calarsi giù. Perché, ne ha sentito parlare anche il topo, pare che alcuni degli ingorghi più seri siano dovuti a immensi e ipertrofici ratti, incattiviti e obesi, che otturano i canali con il deretano e, immobili, continuano instancabili a mangiare tutto ciò che si trovano davanti, operai compresi.

PASSAGE DU DESIR

“È un marchio, ma potrebbe essere un ottimo titolo” pensa il nostro topo spiando senza esser visto due giovani maschi, che con gli addominali vibranti sotto le magliette attillate, escono da un negozio rosa shocking tendendosi per mano. Uno tiene nell’altra mano un pacco regalo che promette grandi sorprese, l’altro se lo mangia con gli occhi (il pacco o il compagno?). Saltellano all’unisono verso un portone giallo, lo aprono e dandosi buffetti ai bicipiti lo attraversano. Quando il portone si chiude, il topo avverte una ventata di euforia, lo travolge il ricordo di pomeriggi spensierati, di sensazioni forti e freschi profumi, viene preso da un’improvvisa voglia di libertà e di urlare. Annota mentalmente il nome del posto e corre a casa a vedere se per caso quel negozio vende anche online.

AUGUST IN PARIS

Ora invece il nostro topo è riuscito a salire al primo piano di un caffè, in un palazzo storico: vetro, legno e ferro. La scena è tutta di spalle, lungo una mensola che appoggia sulle finestre, che danno su un boulevard, oltre il quale corre un’altra fila di finestre di vetro, legno e ferro. C’è una nuca bionda. Una ragazza bianca e esile ha raccolto i capelli con una matita ed è china su un libro. Indossa una canottiera blu e chiaramente nient’altro sotto. Poi appare un’altra nuca bionda. Il ragazzo ha i capelli rasati sul collo e più lunghi sulla testa, indossa una grembiule nero e una camicia grigia con le maniche arrotolate, le braccia all’interno sono decorate con tatuaggi variopinti. “Hai finito? Posso togliere?” “Sì”, ma il nostro topo, lo sappiamo, ha i sensi acuiti e sa leggere il sottotesto “Sei bellissima” “Hai un buon odore”. “Stai studiando?” “Cerco di entrare a psicologia” dicono i due, e il topo sente “Vorrei conoscerti” “Anch’io”. Ora sono di tre quarti e si intravedono i profili bambini e le iridi chiare. Si sorridono. Il nostro topo vede anche l’invisibile e si accorge di sguardi che lasciano pennellate di azzurro e gli sembra che tutto quel color miele impiastricci i contorni e fonda i due visi in un’unica macchia. “Si rivedranno” commenta il topo, e scivola via imbarazzato.

Sarà mica che il topo di campagna sta sognando di diventare un topo di città? Non è proprio così, è molto combattuto perché “Sì, trentenne sofisticato parigino con gli occhiali tondi dalla montatura in legno, la barba lunga e coltivata, la camicia coton doux con i leprotti e il papillon fluo, sì la campagna da cui vengo è proprio quella delle cartoline più famose del mondo, quella con i cipressi, tanto verde, con il mare all’orizzonte, i covoni di fieno, le sedie impagliate e il galletto nero del Chianti. Sì, è una campagna bellissima… facciamo a cambio?”

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