Prima dell’inizio

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Non eravamo sicuri di riuscirci, ma le cose sono andate come sono andate e sono un paio di sere che programmiamo le vacanze. Ci incontriamo la sera davanti al computer, alla fine di tutto, stremati, con due bicchieri di bianco mosso. Spulciamo siti, contattiamo sconosciuti, ci stupiamo delle rapide risposte, inneggiamo alla potenza di Internet e fantastichiamo di corse, camminate, nuotate, mangiate, pomeriggi piovosi davanti ad raffinatissimi serial francesi, visite con lagna in musei da grandi che fingono di essere da piccini, cinema (rigidamente cartoons), colazioni a base di baguette e crèpe da urlo gustate di notte, al riparo da sguardi innocenti. Ed è già vacanza. Da qui una tesi: l’inizio inizia prima dell’inizio. O meglio, c’è un inizio, l’inizio dell’inizio, l’inizio dell’inizio dell’inizio e così a ritroso fino al primo evento che non vale la pena di ricordare. Giusto per vedere se funziona, faccio qualche prova:

cosa c’è prima di un amore? groppi e scale

Lei sta incatenando la bici a un palo, contro un muro giallo scrostato. Arriva lui e le chiede “Cosa fai qui di domenica?” “Sono venuta a pietire un computer, il mio si è rotto e la prossima settimana consegno la tesi di dottorato” (ndr. circa una dozzina di anni dopo lui sostiene che lei abbia detto “piatire”, ma lei nega fermamente, perché già si sente davvero cretina ad aver usato quel verbo, anche nella sua lectio facilior). Lui, alto ed elegante, sorride “In bocca al lupo, allora. Ci vediamo in giro”. Lei ostenta indifferenza “Crepi, ci vediamo”. Lui se ne va (lei oggi sostiene camminando a un palmo da terra, lui smentisce), lei entra nell’androne saluta la guardia giurata, prende l’ascensore, fa scattare la serratura del dipartimento, sale la scala a chiocciola, si siede in una minuscola mansarda davanti a un computer, lo accende e se ne sta lì a guardare lo schermo per un paio di ore con un groppo in gola e i covoni di fieno che le rotolano nel cervello. Poi spegne tutto e, per niente agitata dalla scadenza impossibile, scende la scala a chiocciola, evita l’ascensore e, una volta a piano terra, pedala verso casa per dormirci su.

cosa c’è prima di un lutto? uno sguardo

pochi giorni prima che Elena morisse, siamo andati a casa sua a pranzo. Pranzo è una parola grossa, lei non mangiava quasi più e faceva una gran fatica a parlare (o forse non ne aveva più voglia). Ma a un certo punto, mentre imboccavo Ilaria, la più piccola e smorfiosa, mi sono sentita guardare, ho alzato gli occhi e ho incontrato quelli di Elena, dello stesso azzurro degli occhi di mio figlio, appena un punto meno vivi. In quell’istante, davanti a me non c’era la nonna, la suocera, la prof, la preside e nemmeno l’emancipata signora della Milano bene, ma c’era semplicemente Elena, che in una sola occhiata mi ha raccontato tutta la disperazione in cui annaspava da mesi e la consapevolezza di aver perso ogni speranza. Io sono stata vigliacca, ho finto imbarazzo e ho abbassato lo sguardo, ma avevo capito benissimo.

cosa c’è prima di un parto? mare e cinema

tranquilli, non vi tedierò con racconti di contrazioni, cronometri, dilatazioni, travagli infiniti e eccezionali, che “come me nessuna mai”. Vi dirò invece che prima di un parto, non c’è niente, o meglio c’è la vita di sempre, un po’ aumentata dall’euforia del nuovo arrivo. C’è una passeggiata nel bosco, una giornata di mare, una baby sitter che dall’alto dei suoi 25 anni ti guarda in faccia e ti dice “che ne dici se stanotte resto?” e tu dall’infinita leggerezza dei tuoi 37 rispondi “no, grazie, vado al cinema”, salvo richiamarla ansimando un’ora dopo. Questo solo per significare che, per quanto sia importante informarsi, prepararsi e arrivare al gran momento forti e consapevoli, non va perso di vista il fatto che si tratta di un evento naturale. Facile a dirsi dopo un paio di esperienze? Io ci provo comunque, magari qualcuna mi ascolta.

cosa c’è prima di una giornata insieme? buoni odori e piccole perfezioni

è molto raro, ma a volte riesco a svegliarmi prima della sveglia, quando tutto è silenzio. Allora mi infilo in uno dei lettini, a scelta, e sto lì ad annusare gli odori dei miei figli e a osservarne il sonno. I bambini dormono con grande determinazione. Tanto è difficile per loro lasciarsi andare la sera, quanto è assoluto e totale il riposo. Così mi avvicino il più possibile a tutta questa serietà e seguo con gli occhi le forme perfette delle bocche minuscole, la simmetria dei tratti, la precisione dei contorni, la purezza della pelle, i riflessi della peluria d’oro. Poi di colpo, tutto finisce, o meglio inizia. Due grandi occhi si spalancano, se va bene, si apre un sorriso e in un tempo minore del solo pensiero, si materializza la terribile domanda “è mattina! che si fa?”

cosa c’è prima di un invito a cena? fumo e rekrimini (con la k)

lui è fuori e indossa guanti gialli, lei è dentro e ha un canovaccio legato alla vita. Lei impila, pela, taglia, sminuzza. Lui spezza, infila, sfrega e accende. Poi, a un certo punto, lei alza gli occhi e, dietro una cortina di fumo da guerra civile, realizza che il prato che aveva tagliato e pettinato è pieno di mucchi scomposti di legna, foglie secche, cartocci di giornale che volteggiano e arnesi da forno. Poi lui rientra e dice, che no, non è possibile, la legna è troppo verde e che il fuoco non si avvierà mai. Volano parole irripetibili il cui succo è “te l’avevo detto” e “non rompere”. Lui esce, lei sbuffa, lui rientra dopo solo 5 minuti e a mezza bocca pensano insieme a un piano B. In quel preciso istante, bimbi annoiati e ciondolanti vengono spediti davanti alla televisione a guardare qualsiasi cosa di assolutamente diseducativo riesca a tenerli zitti una mezz’ora. Un’ora dopo, il fumo si è diradato, il fuoco arde allegramente, sono pronte tutte le portate sia del menù A che del menù B e suona il campanello libera-tutti. Ci si tolgono i guanti, i canovacci e i musi e si pregusta il fatto che, dopo i primi “come state”, “quanto tempo” e “salite a giocare in cameretta”, si finirà sdraiati sul prato con una birra in mano a guardare le stelle (mentre dal terzo piano piovono peluche).

Sì, direi che funziona. L’inizio inizia davvero prima. È una buona scoperta, da condividere e da spiegare anche a quei due bambini nella foto, che, seduti su un gradino, si fanno compagnia aspettando che torni il sole. Quello che state vivendo è un momento tanto importante quanto il bagno che farete tra poco, godetevelo!

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