Donne al sacco

10325538_632505773502916_7814873961456269920_nLa nuova palestra di boxe mi ha aperto un mondo, quello che sta dietro alla porta dello spogliatoio femminile. Per me è un inedito. La Pugilistica Lucchese non prevedeva questo lusso: arrivavo già in tuta e alla fine dell’allenamento dritta a casa tutta imbacuccata. Come facevano le altre? Non ce n’erano. Insomma alla Boxenova, cioè da Ema, c’è un’intera stanza dedicata alle “ragazze”. L’ambiente è essenziale, in perfetto stile “questo non è uno sport, è una scelta di vita”: due sole panche, ganci al posto degli armadietti, docce comuni senza cabine. Ma questo te lo aspetti. Quello che invece mi ha sorpresa è la domanda che aleggia lì dentro, densa, ingombrante, ineluttabile. “Tu perché lo fai?” Ci si guarda, ci si misura, si chiacchiera come in tutti gli spogliatoi, allegre e solidali, ma c’è un’insicurezza di fondo che ci mette sotto pressione, ci costringe quasi a giustificarci. Alcune soccombono ed esplodono in improbabili outing non richiesti, altre, più furbe, lanciano l’amo all’ultima arrivata. È una domanda che non amo, perché generalmente nasce dagli uomini e dall’assunto che se un uomo boxa è un duro, ma se lo fa una donna desta sospetti (dal cliché alla fantasia morbosetta). Dal momento però che la domanda è là, galleggia nell’aria, affrontiamola e prendiamone il lato buono: è sicuramente una domanda che dà inizio a tante storie.
Da Ale, c’è la storia di G., sorriso largo, occhi azzurri e gialli come il mare vicino a riva. Peso massimo, veste di nero e di fucsia e combatte con graziosi fiocchi tra i capelli. Tira perché si sente tosta, perché era stanca di vedersi goffa e perché ha trovato un senso alla sua mole nella potenza dei suoi diretti. Un vero caterpillar nello sparring, da affrontare assolutamente con il paraseno.
Poi c’è L., magrissima, ex danzatrice. I suoi pugni sono pieni di rabbia e determinazione. Conosce il concetto di disciplina e lo interpreta con tutte le sue forze. Un giorno si è messa a raccontare che le piace combattere (e questo l’avevano capito bene tutte), anzi le piacciono in generale le arti marziali… E che il suo ex marito è un maestro d’armi… Ma ora anche lei è in grado di difendersi… E qui abbiamo cambiato discorso all’unisono, perché a noi non piaceva per niente la piega che stava prendendo quella storia.
T., invece, è una donna mite. Era sovrappeso. Poi, grazie alla scoperta che la verdura è buona se passata e alla preparazione atletica del pugilato, ha recuperato la sua forma. Gode finché ci si riscalda, trema quando ci infiliamo i guantoni, ma non molla. E, cosa buffa, si scioglie quando è in sparring con il suo ragazzo. Insomma se le danno di santa ragione e si amano. Percorsi tortuosi dello stare insieme.
Non dimentichiamoci di V., la pupa del trainer, statuaria, inarrivabile. Non particolarmente interessata al combattimento, è la più elastica di tutte. Si mangia con gli occhi il suo uomo mentre lavora e vuole modellare il proprio corpo a immagine di quello di Ema, secondo un rispettabilissimo modello di fisicità e amore paritari. Si confrontano, si ammirano e si piacciono. Non è il mio stile, ma capisco perfettamente: pugilato come intesa.
E alla fine ci sono io, che arrivo tre minuti prima dell’inizio dell’allenamento, con una colite che mi piega in due, un mucchio di chilometri nella schiena, provata dai sensi di colpa e dalle preoccupazioni. Ed esco a spalle larghe, con i muscoli caldi e il cuore leggero, un’euforia sottile e un gran desidero di avere mio marito lì sotto tiro (riusciremo una sera a incontrarci da soli appena fuori dallo spogliatoio…).
E queste sono solo un pugno di storie di boxe in rosa, raccattate nella provincia toscana più lontana dalle cartoline, ma sono sicura che nei sottoscala degli stadi, nei retrobottega dei circoli sportivi, sotto le tettoie degli oratori estivi, nei piazzali attrezzati e lungo gli argini dei fiumi ne potremmo trovare ancora tante. Insomma, donne, non c’è necessariamente un perché. Vivete la vostra storia di pugilato e non vi fate condizionare da domande che non meritano di essere poste. Mirate dritto al sacco e colpite forte, se è questo che volete.

NB: la donna al sacco nella foto è Alessia Mesiano, campionessa italiana in carica (60kg) e bronzo europeo femmile, una musa. La foto, fantastica, è di Osmel Fabre.

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