Fritto misto di inizi

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Benvenuti nel nostro nuovo buffet di incipit. Abbiamo selezionato per voi assaggi di storie, antipasti di fatti vissuti e stuzzichini di antefatti. Potete leggere quanto volete e nelle combinazioni che preferite. C’è una sola regola: non esiste nessuna regola che vi obblighi a finire ciò che avete iniziato.

Si comincia leggeri. La sequenza iniziale di Up, il cartone, è una di quelle che colpiscono dritte al cuore. Leggera come un palloncino, profonda come l’oceano, racconta in pochi minuti la dolcezza straordinaria della storia di una coppia come tante. Un commento senza parole su come può essere totale l’amore e su come questo, anche finendo, dia sempre inizio a nuove avventure. Guardatelo, anche se non avete a tiro bambini (non occorrono scuse). Grazie A Silvia per avermelo suggerito.

Finger food. “Fiore di lillà, grasso cincillà, sei la mia dolce metà…” partono da qui molti dei miei viaggi mattutini in compagnia di Max Paiella & the rabbits de “Il ruggito del coniglio”. E così, a ampi passi di valzer, mi capita di pendolare allegra tra casa e lavoro, dimenticando per almeno venti minuti impegni, scadenze e compiti ingrati! Consigliato a tutti quelli che si alzano con il piede sbagliato: ritroverete subito il ritmo giusto (nb: purtoppo i conigli sono da oggi in vacanza fino a settembre).

Un po’ di ciccia. Sarà l’età, ma sento sempre più il bisogno di muovermi, di ascoltare i muscoli che urlano in una disperata affermazione di sé “eppure esistiamo!”. Posto però il fatto che lo sport è per me una scoperta tardiva, sono sempre alla ricerca di nuove avventure a base di acido lattico. Così ultimamente ho sperimentato due esercizi fisici che hanno rivoluzionato il mio stesso concetto di fatica, un’iniziazione che vale la pena di raccontare. Ringrazio Cinzia della Palestra Airone perché mi ha fatto fare un viaggio nel fitness estremo del Sud America e, a suon di “STRIGNE!” e sorrisi a 32 denti (e un brillantino), mi ha rivelato che il posteriore non è solo un morbido puff. Il giorno seguente, mentre cammino alla maniera dei pinguini, penso a lei e viene anche a me da sorridere. Alessandro della Novaboxe Colli, invece, mi ha mostrato che esiste qualcosa di peggio delle flessioni, esiste “il rocciatore”. Immaginate di scalare una parete verticale, mani e piedi, e poi immaginate che l’angolo della vostra visione ruoti di improvviso di 90 gradi verso sinistra. Vi ritrovate a gravare sui palmi delle mani con le gambe che si flettono una alla volta verso il petto, parallele al pavimento. Ripetete velocemente per 50 o 60 volte e vi assicuro che avrete un’illuminazione.

L’abbuffata. Per chi ama gli inizi, non c’è niente di più soddisfacente del colossal di fantascienza “The edge of tomorrow”. Tom Cruise, ex pubblicitario imbucato nell’esercito senza particolari convinzioni, continua a morire e rinascere tornando all’inizio della storia. Ogni inizio è di fatto una nuova sessione di allenamento e il personaggio impara e avanza nei livelli della battaglia contro i perfidi alieni biomeccanici, come in un videogioco. Il sospetto che sia un ingegnosissimo stratagemma narrativo per non buttar via nemmeno un frame di girato, bisogna essere sinceri, ogni tanto si affaccia, ma la superiorità degli sceneggiatori americani è tale, che ci si passa volentieri sopra. Americano, anche il finale: non c’è verso, è un popolo di ottimisti (beati loro).

Agrodolce. A proposito di cinema, c’è un fenomeno che vorrei segnalare a chi scrive sceneggiature, a chi monta sequenze e, in particolare, a chi si occupa di trailer. Ogni volta che la sera giro la chiave e apro la porta di casa mi accoglie un “lo sai mamma che…” E segue la frase più strampalata e inattesa che io possa immaginare, anzi quella dopo quella più strana. È un formato che va oltre la sinossi, che se ne frega della sequenza degli eventi e che seleziona solo il fatto più rilevante o il più strano o il più piacevole. È una sorta di haiku del giorno ed è estremamente efficace. Segna il confine tra il mondo esterno e la famiglia, l’inizio dell’intimità.

Lo spuntino di mezzanotte. Ma se davvero vi piace leggere, siete amanti della buona letteratura e siete (incredibilmente) arrivati fin qui, il mio consiglio è quello di lasciar perdere questo post e correre a procurarvi “Il secondo momento migliore”, l’unico romanzo che comincia a pagina 213 e finisce alla pagina successiva. E nel frattempo vi racconta una serie infinita di storie, trascinandovi dall’eccitazione aerea della notte prima degli esami agli abissi più oscuri della vita. Storie di famiglia, di amicizie vere e mancate, di amori e di odi con tanto di fucilate, risate e pianti, simpatie e disprezzo, personaggi che sembrano spuntar fuori direttamente dai vostri ricordi, fatta eccezione per un po’ di inflessione lombarda di troppo. Una raccomandazione, però: non cominciate a leggerlo di sera, potrebbe non mollarvi più fino alla fine.

Bene Signori, siamo alla frutta. Grazie per aver voluto provare il nostro buffet. Speriamo che gli incipit siano stati di vostro gradimento e che tornerete a trovarci presto. La chef.

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