5 anticipi d’estate

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Mi sveglio, sbircio verso la finestra. Entrano raggi azzurri e gialli e mi prende un’euforia sottile. “A pensarci bene, non c’è nessun motivo per sorridere” rimugino “l’agenda è un campo minato, i crucci aumentano e probabilmente è già tardi, qualsiasi cosa io debba fare stamani. A pensarci bene…a pensarci bene… Be’, pensiamoci bene!”. Mi giro sull’altro fianco, chiudo gli occhi, e, inaspettatamente, ne trovo 5, 5 innegabili indizi che un motivo per stare allegri proprio c’è. È ufficiale, sta per iniziare la stagione delle 3 S: Summer, Sea & Stories (il Sex lasciamolo alle lenzuola fresche e fruscianti delle notti di mezza collina).

Indizio 1: il gazebo del Bagno Alma. Il Bagno Alma è un’oasi, un rifugio dalla barbarie del mare urbano di Toscana. Lo dice già l’insegna. Sul viale che da Marina di Pisa porta a Calambrone troneggiano con arditi caratteri littori i bagni VITTORIA, SIRIA, TIRRENIA. Poi un po’ più là, tra un fustaccio ipoddato, un’inutile bancarella fint’etnica e un tubo di scappamento, mezzo coperto dalle frasche, vedi un cartello discreto da barbiere di paese, che con un corsivo graziato ti dice “Pssst, questo è l’Alma. Ti va di fare un tuffo?”. E lì comincia un mistico viaggio a ritroso nel tempo delle vacanze italiane. Non preoccuparti della macchina, c’è un distinto signore, forse egiziano, che ti saluta per nome, ti prende le chiavi e ti assicura che non ci sarà alcun problema. Puoi crederci. Grazie a un gioco di incastri tipo cubo di Rubik, al ritorno la tua vettura sarà nel posto migliore, fresca e senza un graffio. Lussi anni ’80. Poi cinque scalini e sei sotto il portico rialzato. Arredi bianchi e blu, tavolato lucido come il ponte di una nave, un bar accogliente ma essenziale come solo quelli pisano-labronici sanno essere. Suggestioni anni ’70. Se prosegui, trovi un vialetto sabbia e pietra, costeggiato da piante grasse fiorite di colori pastello. Quattro passi shabby chic e cominci a chiederti se sei capitato sul set di un film in costume. Ma forse sono proprio i costumi, quelli da bagno e quei corpi imperfetti e rotondotti che rendono l’atmosfera senza tempo. Dev’essere un’aura, una sorta di campo di forza che precede l’ultimo essenziale salto spazio temporale. Il gazebo dell’Alma. O meglio quello che sembra un gazebo, ma, in realtà, è un portale. Chi lo attraversa viene risucchiato in un’ordinata, elegante, pettegola, vitellona, essenziale, ricercata, borghese, ipocrita, deliziosa e provinciale spiaggia anni ’60. Per viverla a pieno, devi necessariamente fingere di dormire sul lettino, drizzare le orecchie e fare il pieno delle storie degli ombrelloni degli altri.

Indizio 2: i cantieri sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno (di qui in avanti FI-PI-LI). C’era una volta un tempo i cui i Bianchi, i Verdi e i Rossi, famiglie benestanti del ceto medio post bellico, con il finire delle scuole, raccoglievano infanti e nonni e se ne andavano al mare a godersi i primi soli di giugno. Così, il traffico si diradava e i pochi che rimanevano viaggiavano con serenità lungo le strade sgombre. Tuttavia, Gentili Signori Manutentori della FI-PI-LI, ho da svelarvi un segreto. Purtroppo una terribile crisi si è abbattuta sul nostro paese, nessuno va più in vacanza, soprattutto a giugno, ma tendenzialmente mai, tutti lavorano il triplo e si spostano molto di più. Quindi, vi assicuro, non è tattico, né gentile per il resto del mondo, concentrare tutte le opere stradali, i cantieri, i tagli dell’erba, i trasporti eccezionali e i rifacimenti del manto (certo necessari alla nostra amata strada) nella prima quindicina di giugno. Nella speranza che torniate a considerare la possibilità di rivedere le Vostre pianificazioni ventennali alla luce dei fatti dell’ultimo lustro, porgo distinti saluti.

Indizio 3: la prima lucciola. Non me la ricordo. So che ho alle spalle una giornata di triathlon della mobilità (bici, treno, metro e ritorno per un totale di 700 km), so che sono risalita in macchina, ho collegato l’auricolare e sono partita, so che non mi sono schiantata (e questo mi rassicura molto), so che sto parcheggiando proprio in piazzetta a due passi da casa. Ma la strada che ho fatto al ritorno proprio non me la ricordo. È una brutta sensazione, mi mette di malumore e mi spinge sull’orlo di un baratro di considerazioni che non voglio affrontare. Ma poi scendo, chiudo lo sportello e la vedo. È la prima. Brilla e si spegne e ribrilla e si spegne e ribrilla nel buio assoluto del mio paese. Una lucciola per dimenticare, una lucciola per ripartire.

Indizio 4: la rottura del decespugliatore. Il decespugliatore è il peggior nemico del finto campagnolo. Quello che c’ha la casa in campagna perché “ah, quant’è bella l’aria aperta”, ma se vede una gallina viva si stupisce che non abbia uno spiedo nel sedere. Detto questo, il solstizio d’estate può essere definito come la congiunzione astrale tra la estesa e definitiva crescita di un muro d’erba nel campo e l’ingolfamento, l’inceppamento, la fusione o la definitiva esplosione del decespugliatore. Narrano che, in alcuni casi, a seguito di questo evento cosmico, figli di finti campagnoli si siano persi nell’erba alta e nessuno li abbia più saputi ritrovare.

Indizio 5: la scomparsa del moccio. Questo più che un evento è un’assenza. Ormai ci eravamo abituati ai nasi colanti, alla facce gonfie di raffreddore, alle orecchie tappate e agli sguardi assenti. Ma se ne sta andando, piano piano. Visetti bianchi e rossi, voci squillanti, respiri di sonno puliti, pacchetti di fazzolettini abbandonati. Torna pure il più tardi possibile, moccio, non ci mancherai… e naturalmente ora che l’ho detto…

Per ora ho trovato solo questi indizi. Ma direi che, per essere all’inizio, sembra prospettarsi una stagione di grandi storie!

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