8 tappe, 8 (o più) storie

Quando viaggi succede così, ogni tappa “stappa” una storia. Le tracce sono lì, dappertutto, e, se la mente è sgombra e il cuore leggero, il racconto fluisce. In questi ultimi giorni, un po’ per lavoro un po’ per piacere, ho viaggiato, con prole e coniuge e, complice il tempo clemente, sono stati giorni memorabili. Così ci provo, cerco di ricordare di seguito tutti gli incipit che abbiamo incrociato sulla nostra strada.

Tappa 1 – Pisa, la scoperta della fine. Solo mezz’ora per rendere omaggio alla lapide di nonna Elena, scomparsa di recente. Questa è una storia, che, arrivata alla conclusione, ne apre tante altre. La storia di un distinto e anziano marito che deve imparare a conoscere di nuovo se stesso, la storia di due figli che scoprono di non essere più tali, le storie di quattro nipoti che a partire da un ricordo comune prenderanno quattro direzioni diverse, ancora tutte da tracciare. A tutti l’augurio di sapersi godere il pezzo di storia che gli rimane.

Tappa 2 – San Vincenzo, voglia di mare. Anche grigia e spoglia, evoca l’estate. Basta un fritto misto ed è subito spiaggia, castelli, grilli, parei e incontri intensi e muti in una tenda troppo affollata. È la stessa storia di ogni anno… e non vediamo l’ora di sentircela raccontare.

Tappa 3 – Cerveteri, avventura al buio. Che ve lo dico a fare? Quante storie spuntano fuori se quattro anime pure gironzolano all’imbrunire tra tombe vecchie più di duemila anni? Nell’erba alta costellata di papaveri, gli anfratti sono naturali o scavati, sentiamo muggiti o lamenti, incontriamo custodi o zombie? Chiedetelo a un ometto alto un metro e quaranta, con gli occhi spalancati e due denti penzoloni!

Tappa 4 – Tutte le storie portano a Roma. Nell’ultimo tragitto verso la capitale, basta leggere i cartelli stradali. Cosa sarà successo a Malagrotta? Qual è la vicenda di Montespaccato? Chi abitava Selva Candida? Meglio non cercare tutte le risposte se volete arrivare prima o poi, ma ricordatevi che tutte quelle storie sono lì da secoli e vi aspettano.

Tappa 5 – Casa è dove stai bene. Abbiamo dormito al Casale dell’Ara delle Rose e ci abbiamo trovato una bella storia. Alessandra e Fabio si voglio bene, hanno due splendide bambine e mettono a disposizione di chi vuole fermarsi tre stanze molto comode. Sei a 20 minuti da Roma e ti svegli con il canto degli uccellini (o con quello di una forsennata duenne entusiasta della vita – ci scusiamo ancora con gli altri ospiti del B&B). Lo stile è tra il country e il deco (fiori, cuscini e tanta cura), la colazione è casalinga e conviviale. Ideale per chi vuole lasciare Roma pensando che in fondo è un po’ anche casa sua.

Tappa 6 – Uomini, animali, mostri. Se vuoi provare l’incredibile esperienza di vedere tuo figlio che corre avanti tra le sale di un museo e ti chiama urlando “Guarda, guarda!” non puoi perderti questa “mostra di mostri”. Pochissime sale, tantissime storie, generalmente mezze uomo e mezze bestia. Peccato che alla fine del percorso non sia in vendita un agile volumetto pensato in piccolo per letture notturne in quattro nel lettone (lenzuolo sul naso per la strizza), ma solo un dottissimo catalogo in corpo 8.

Tappa 7 – Se ami il tuo lavoro, non lavori mai. Non è sempre vero, ma sabato lo è stato. Ho passato un pomeriggio a fare una cronaca in diretta del corso di bricolage che si teneva all’interno del negozio Leroy Merlin di Roma Fiumicino in compagnia di una deco-blogger. Una meta-esperienza che insegna che raccontare all’impronta è tutta un’altra storia. Che ci vuole mestiere, ironia, sangue freddo… e, soprattutto, che è meglio non bere Spritz nel frattempo.

Tappa 8 – Tarquinia e le favole sottoterra. Sarà che bisogna scendere ogni volta scalini ripidi e scivolosi, sarà quel bottone da pigiare per illuminare la stanza funeraria (“chi arriva prima, accende!.. e che chissà che ci trova?” – brividino), saranno quei nomi semplici come tomba del giocoliere, del cacciatore o dei leopardi, sarà quel che sarà, ma la necropoli etrusca, uno dei miei ricordi scolastici più incolori, si è trasformata in un parco giochi. Di colpo è diventata il luogo dove il colto archeologo e l’impavido Indiana (a turno babbo o mamma) si incontrano davanti a un piatto di carciofi alla romana e si raccontano storie di uomini un po’ nudi, sdraiati sghembi e tutti colorati. “Poi, però, domani, glielo dico ai miei amici chi erano ‘sti etruschi. Ma gli Skylander sono più forti, vero?”. Un filologo la chiamerebbe interpolazione, noi vogliamo chiamarla fame.

E il ritorno? È sempre un inizio, anche se la verità è che, sfatte le valigie, avviata la lavatrice, preparati tutti i sacchettini del lunedì, controllata l’agenda, preparata la cena, letta la fiaba (di mostri naturalmente), mi sono subito messa a caccia di nuove storie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...