È successo anche questa primavera.

Intorno alle undici di una sera qualsiasi, spalmati su due poltrone, al termine di una giornata la cui agenda farebbe impallidire un ingegnere gestionale, ce lo siamo detti un’altra volta “dovremmo fare l’orto!” E da qui un tunnel di considerazioni pesanti e sempre più buie: il campo non è coltivato da un po’, forse è meglio noleggiare una motozappa, ma prima la zona va decespugliata e non abbiamo acqua laggiù, quindi bisogna recuperare quel tubo lunghissimo che non usiamo da anni (chissà perché, eh?) e farlo correre per tutta la strada… E piano piano nel segreto dei nostri pensieri ci dicevamo “certo da Lidl un kg di pomodori costa al massimo 1 euro e 50”, ma scambiandoci sguardi responsabili declamavamo “perché è importante che i bambini capiscano che i pomodori non nascono sugli scaffali del supermercato”. Poi, dopo un attimo di sconforto, è spuntata fuori quell’idea semplice, che ti strappa uno sguardo furbo e un sospiro di sollievo: pomodori in vaso? Ed è subito cominciata un’avventura lieve: comprare quattro (numero quattro) piantine, recuperare due vasi, trovare un paio di canne, aspettare la prima giornata di sole e giocare insieme, per mezz’ora (e solo mezz’ora), a fare i contadini. Ora c’è da ricordarsi di innaffiare, magari svuotando i bicchieri della cena direttamente nei vasi. Ma questo è un inizio sostenibile!

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