A proposito di inizi. Ieri ero a Mixart.

Un nuovo centro artistico e sociale di Pisa. Ci spendo due parole, perché assomiglia a un progetto su cui avevo cominciato a lavorare, ma che poi, dopo un business plan da vertigine e un infruttuoso quanto deprimente corso sull’imprenditoria femminile, ho abbandonato (“tanto per cominciare” non è mica un nome a caso, eh!). Ve lo racconto per come l’ho visto. Non ne conosco a fondo l’origine, né i fondatori, ma sembra proprio nascere dalla voglia di un pugno di persone di avere uno spazio proprio per fare, pensare, lavorare e incontrarsi. Sono musicisti, artisti, attori, educatori, scenografi stanchi di affittare a ore sale parrocchiali di Don illuminati nei buchi degli Scout. Perché a un certo punto arrivano i 35 e oltre e ti chiedi se passione, scazzo esperimenti e prototipi arriveranno da qualche parte o il tuo destino sarà piuttosto quello di invecchiare dentro le babbucce di Peter Pan. Com’è Mixart? Per ora un po’ un casino. C’è di tutto: in un paio di ore ho incontrato amici, preso un aperitivo, visto un documentario sui migranti, fatto scorrazzare i bimbi tra le marionette. È (integralmente) fatto a mano: tra le tavole dei pavimenti si intravedono le perle di sudore di chi le ha avvitate una ad una, gli spogliatoi sono una metafora di se stessi, i mobili sono recuperati, ridipinti, reinterpretati e sperano con tutto loro stessi di reggere ancora un po’. Eppure è entusiasmante e frizzante e pieno di potenzialità, come tutti gli inizi. È il posto giusto per quel fermento creativo e culturale che serpeggia a Pisa e che la rende unica. Movimenti ed esperienze nati all’ombra di teatri e istituzioni che crescono, si emancipano, ma spesso non trovano sbocchi. In Mixart c’è una possibilità, c’è un augurio e una speranza: che dagli stessi locali in cui intere generazioni (la mia ma non solo) hanno fatto inutili file per iscriversi al collocamento, proprio da lì parta un cambiamento, sociale innanzitutto, ma anche artistico e produttivo. Perché l’intrattenimento è una delle poche industrie in crescita. Ma dobbiamo rassegnarci all’idea che è un’industria, ok Peter?

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